Verde&Natura — 26 Gennaio 2015
 Viola dell’amore, del sacrificio e dell’umiltà

Il mese di Gennaio del nuovo anno viene dedicato alla Viola, denominata dal punto di vista botanico “Viola mammola”e “Viola tricolor”. Questo fiore è conosciuto popolarmente con molti nomi: “Viola di San Giuseppe”, “Violetta dei boschi”, “Viola odorata” e “Farfalla dei monti”. Essa fa parte della famiglia delle Violacee e questa specie di fiori ha molte varietà. La Viola è un fiore profumato che ama vivere in gruppo, non possiede fusto bensì germoglia direttamente dal colletto di una radice arborea. È una pianta perenne e può essere scorta soprattutto nel sottobosco e nei sentieri di campagna. La sua fioritura avviene dal mese di maggio a settembre. Questo fiore ha origini lontane, esso proviene dalle zone montuose del Caucaso, dal Peloponneso e dai Balcani. Nella mitologia greca, una leggenda narra che Zeus, dio dell’Olimpo, sedusse la ninfa Io, ma lei rifuggì ogni tentativo di seduzione. La compagna di vita di Zeus, Era, ben presto venne a sapere la vicenda e quindi per sfuggire all’ira della Regina dell’Olimpo, Zeus trasformò Io in una giovenca. A lei non piaceva alimentarsi con erba e paglia, allora Zeus creò le Viole per permetterle di sopravvivere. Una versione del mito di Attis narra che il giovane non potendo sposare la sua amata principessa Atta, decise di evirarsi sotto un Pino e morì. Dal suo sangue crebbero Viole dai petali rosseggianti, disperata per la sua morte anche Atta si uccise e dal suo sangue crebbero altre Viole. Un altro mito greco narra che la timida Alcesti sacrificò la sua vita per salvare quella dell’uomo che amava. Proserpina, dea dell’Ade, rimase colpita a tal punto da un amore così profondo e raro e a tal proposito ritenne giusto che il ricordo della fanciulla dovesse perdurare in eterno nel mondo. Per commemorare questo sacrificio d’amore, la dea fece germogliare dal corpo della giovane il fiore della Viola, simbolo dell’amore puro e dell’altruismo. Un ulteriore mito racconta che il dio Vulcano, nonostante il suo aspetto alquanto ripugnante, voleva a tutti i costi piacere alla moglie Venere e così si cinse il capo con una corona di Viole: la dea, stregata dall’inebriante profumo, non poté resistergli. Negli antichi riti romani, il 22 marzo si celebrava il culto in nome di Attis. Esso era il giorno dedicato alla Viola e veniva festeggiato dal popolo trasportando in processione un tronco di pino adornato di Viole. Nel linguaggio dei fiori la Viola indica la modestia, la timidezza, il pudore ma anche la profondità di sentimento. Presso i Greci e i Celti era emblema di innocenza e di verginità. Nell’Ottocento, era consuetudine dei giovanotti indossare una Viola all’occhiello della giacca per indicare che erano ancora celibi. Infine una curiosità: Napoleone Bonaparte era un grande amante delle Viole perché la prima volta che incontrò Giuseppina de Beauharnais essa teneva un mazzolino di Viole ben saldo alla sua cintura. Personalmente posso affermare che la Viola è uno dei fiori più belli del variopinto e magico mondo vegetale. In particolare, per me ha un significato più profondo, perché quando osservo una Viola di bosco il mio primo pensiero va a mia madre e al suo bouquet da sposa…il più bel bouquet che abbia mai visto. La Viola è quel fiore che nasce spontaneo nel bosco vicino casa mia e che in primavera trasforma quel piccolo regno in un “locus amoenus” di indescrivibile bellezza. Per me, la Viola è mia madre…la semplicità, l’umiltà e la certezza.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova