Politica slider — 01 Aprile 2019
Provinciali, per i cittadini o per i politici?

Le elezioni provinciali di un tempo si basavano su una formula di consultazione tra le più efficaci. Il territorio era suddiviso in piccoli collegi, cosicché ogni candidato potesse essere adeguatamente valutato dall’elettorato, e la scelta avveniva su un singolo nome, senza il meccanismo dell’espressione delle preferenze su una lista con tutto ciò che ne consegue, a partire dalle lotte intestine e fratricide all’interno dello stesso partito. Poi, con l’affrettata legge Delrio, tesa non tanto a eliminare le Province – che sarebbero state sostituite dai cosiddetti Enti di area vasta, come quando anziché un passato di verdure si serve un potage – ma ad azzerarne i costi legati alla politica, ossia i gettoni dei consiglieri e gli stipendi di assessori e presidenti. Un livello amministrativo intermedio tra gli ottomila Comuni italiani e le venti Regioni è indispensabile, non foss’altro perché gli stessi numeri esprimono la necessità di un soggetto di snodo di natura sovracomunale, e infatti c’è tutti gli Stati con conformazione simile al nostro: Germania, Francia, Spagna. Probabilmente anche per queste ragioni il referendum del dicembre 2016 ha respinto la riforma costituzionale, lasciando però in essere le modifiche a firma Delrio, approvate con legge ordinaria. E così, se prima ogni territorio aveva l’occasione di esprimersi sui propri candidati – e i Lepini risultavano tradizionalmente favorevoli al centrosinistra, così come il sud prediligeva il centrodestra – adesso il compito di eleggere, e di essere eletti, in consiglio provinciale, spetta a sindaci e consiglieri dei 33 Comuni della Provincia di Latina. In più, l’elezione del presidente è disgiunta da quella dei consiglieri, così Carlo Medici, sindaco di Pontinia attualmente al vertice di
via Costa, al momento della nomina si è ritrovato con un Consiglio già costituito. Il 31 marzo si andrà al rinnovo di quest’ultimo, e le grandi manovre sono già iniziate. Poiché il voto dei consiglieri comunali è ponderato in base alla dimensione del proprio municipio, i voti più appetiti sono quelli delle città più grandi. Ma servono anche le firme dei non candidati per poter presentare una lista, e questo mette in difficoltà i movimenti di natura civica senza legami fuori dal proprio Comune.
Così la forza elettorale di Latina Bene Comune rischia di infrangersi laddove non trovi alleanze, che proprio al momento dell’elezione del presidente videro scelte diverse tra i civici del capoluogo – che puntarono sul loro sindaco, Damiano Coletta – e quelli di altri Comuni, a cominciare da Sabaudia, con la prima cittadina Giada Gervasi a contendere la poltrona più alta di via Costa. Anche il Partito Democratico vive frizioni interne: proprio sulla sfida Coletta-Medici il PD si divise, anche se l’attuale presidente è un suo esponente, e sembra che quel dualismo sia destinato a ripetersi, con la presentazione di una lista in contrapposizione a quella ufficiale. A destra, Lega e Fratell d’Italia – la prima rinvigorita dai sondagg nazionali, i secondi rinforzati su territorio dall’adesione di una macchina da voti come Enrico Tiero – puntan a un exploit, a danno di una Forza Italia che manifesta qualche difficoltà.
Insomma, le Provinciali così pensate assomigliano più a un terreno di scontro per questioni interne che alla concreta necessità di risoluzione dei
problemi dei cittadini…

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Andrea Giansanti