Scienza&Tecnologia — 25 Febbraio 2019
Alla conquista del lato nascosto della Luna

Lo scorso 3 gennaio 2019 la sonda cinese Chang’e-4 è atterrata sul suolo lunare, all’interno del cratere Von Karman, dopo un viaggio durato 27 giorni iniziato il 7 dicembre con il lancio dalla stazione di Xichang a Sichuan. A cinque anni dall’arrivo del primo rover cinese sulla Luna, con la missione cinese Chang’e-3 e a 40 anni dalla missione sovietica Luna 24, un veicolo si è nuovamente posato sul suolo lunare. A differenza di tutte le precedenti missioni lunari, per le quali il luogo di allunaggio aveva una linea diretta di comunicazione con il nostro pianeta, per questa missione l’Agenzia spaziale cinese ha scelto una sfida molto più grande: far arrivare la sonda sulla faccia nascosta della Luna (cioè quella non visibile dal nostro pianeta). E’ stato un grande traguardo, infatti, riuscire a far atterrare un veicolo sul lato della Luna dal quale è impossibile comunicare con la Terra, e risolvere il problema utilizzando un satellite come ponte radio. Il commissario straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Piero Benvenuti, ha commentato la notizia affermando che “la missione è una combinazione di tecnologie mai sperimentate finora, che mettono in luce l’alto livello raggiunto dall’agenzia spaziale cinese”. Il luogo di allunaggio è un enorme cratere (fra i più estesi di tutto il sistema solare) di quasi 2500 chilometri di diametro e profondo 13 chilometri. Chang’e-4 punta a studiare composizione, caratteristiche geologiche e minerali presenti sull’altra faccia della Luna. A bordo anche una mini ‘biosfera’ con semi di patata, una piantina di cavolo e uova del baco da seta. Inoltre, un piccolo rover, lo Yutu 2, avrà il compito di indagare il suolo del cratere e di tracciarne la storia.

Lo spazio da ormai diversi decenni non è più appannaggio di due sole nazioni: Usa e Russia. Europa, India, Giappone sono impegnati in programmi spaziali ambiziosi, la stessa Cina dispone di tecnologie proprie per lanciare e mettere in orbita satelliti, per realizzare una propria stazione spaziale e per far posare, come accaduto lo scorso, una sonda sul lato nascosto della Luna. Diversi paesi europei tra cui Germania, Olanda e Svezia hanno avviato collaborazioni con la Cina (la sonda Chang’e-4  trasporta esperimenti e strumenti realizzati da questi paesi), lo stesso ha fatto il nostro paese nel 2017 con la firma dell’accordo tra l’Agenzia Spaziale Italiana e la China Manned Space Agency (CMSA) per nuove sperimentazioni scientifiche a bordo della Stazione spaziale cinese nell’ambito del volo umano. Frutto di questa collaborazione il lancio, a Febbraio dello scorso anno , del satellite CSES (China Seismo-Electromagnetic Satellite), noto in Cina con il nome di Zhangheng-1, per il monitoraggio dei terremoti dallo spazio, che a bordo monta uno strumento realizzato proprio da ricercatori italiani.

Ci stiamo lentamente avvicinando verso una unificazione dei programmi spaziali e questo sicuramente gioverà a tutta l’umanità. La stessa NASA ha fatto intendere di voler avviare una collaborazione con gli enti spaziali cinesi magari già alla fine del 2019, con il lancio della sonda Chang’e-5.  Trump permettendo!!

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Autore dell'articolo

Giorgio Agostini
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