Cultura Norma — 30 Ottobre 2020
Alle origini della Sagra delle Castagne

Tra le manifestazioni più celebri e tradizionali legate al paese di Norma, c’è sicuramente la Sagra delle castagne, che proprio nel mese di ottobre, da decenni richiama sulla rupe lepina numerosissimi visitatori, attirati dal frutto variamente proposto e preparato, proveniente dei castagneti locali.

Un altro importante evento che purtroppo quest’annonon potrà essere organizzato a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che per la prima volta arresta momentaneamente una tradizione che perdura da oltre cinquant’anni.In attesa di poter riprendere il prossimo anno, questa pausa forzata potrebbe essere l’occasione per ripercorrere questi anni trascorsi e riportare alla memoria le motivazioni e i valori che hanno portato ad ideare e far durare con successo questa manifestazione.

“Finchè durano le castagne non si muore di fame” dicevano i nostri nonni che, in tempi di restrizioni e povertà, conoscevano bene il valore di questo frutto, la cui raccoltarappresentava una sicura fonte di cibo in vista dell’inverno e, si sperava, di un po’ di guadagno. Non è certamente un caso che gran parte dei matrimoni, venivano celebrati proprio alla fine del mese di ottobre, dopo la raccolta delle castagne.Un’occasione di festa per le famiglie, soprattutto di domenica, quando dopo il lavoro si era soliti intonare canti e stornelli bevendo vino e mangiando caldarroste. Tutti elementi che si ritrovano nella prima “sagra delle castagne”, manifestazione definita “di folklore e di amicizia” celebrata nel 1969, ideata dalla Confraternita del SS. Rosario e sorta allo scopo “di compiere tutte quelle attività che contribuiscono alla valorizzazione del nostro paese, alla qualificazione e commercializzazione del caratteristico prodotto agricolo locale ed a potenziare tutte quelle manifestazioni culturali, folkloristiche, ricreative e musicali nel quadro dei festeggiamenti della Madonna del Rosario” che ebbe presto un apposito comitato. Una festa ma anche la celebrazione del paese e delle sue peculiarità e tradizioni.  All’ingresso del paese, ragazzi vestiti con il costume tipico distribuivano ai partecipanti, come segno di benvenuto, le castagne arrostite, le “callaroste” tenute all’interno del tradizionale cesto, il “manicuto”. L’intera manifestazione era scandita dalle musiche e dai balli del gruppo folkloristico e del complesso bandistico locale La Normese, ma anche di complessi ospiti come quello, rimasto nella memoria de La Racchia di Sarnano con i suoi bizzarri strumenti (pentole, macinini, grattugie, caffettiere e stufe).Una “mostra mercato” nella quale non mancavano le manifestazioni culturali: mostre di antiquariato, mostre pittoriche, fotografiche e archeologiche che spesso coinvolgevano anche la scuola, convegni e, nel 1974, l’inaugurazione della sede dell’attuale biblioteca comunale. Negli anni successivi l’ideazione delle “baracche” in cui vendere vino e castagne, costruite con perizia e passione la notte prima della sagra e oggetto negli ultimi anni di una vera e propria gara.Elementi culturali importanti da ricordare e continuare a portare avanti dal paese perché possa essere sempre consapevole promotore delle proprie tradizioni e della propria storia.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti