slider Speciali — 26 agosto 2018
Angela Maria Tiberi, una vita tra cinema e poesia

Nella villetta a Pontinia quadri, passeggini e biciclette invadono il perimetro delle scale, nel salotto di casa un quadro dai toni viola di Novella Parigini, libri sulle pareti e un bambino addormentato in un box rapiscono lo sguardo e l’anima di chi entra a casa di Angela Maria Tiberi. Mi accoglie con un sorriso dolcissimo e un bicchiere di acqua fresca e limone.

Angela, dalle tue poesie traspare una creatura che non conosce malvagità…

“Imperfetta, cerco di impegnarmi nel mio meglio. Ignoro i cattivi, devo dire che ho ricevuto il bene anche dai miei nemici. Spero nel bene, non è una maschera. Io sono così. Sono nata a Pontinia ma cresciuta a Roma, a Largo Preneste, quando c’erano casette e baracche. Per strada ho conosciuto Anna Magnani che portava caramelle e giocattoli rotti ai bambini della borgata, da noi traevano ispirazione per il loro lavoro Mario Riva, che ci accarezzava con delicatezza e mi faceva soffrire dicendo che sembravo asiatica con i miei occhi a mandorla, Aldo Fabrizi, Vittorio Gassmann, Alberto Sordi, Pier Paolo Pasolini mi ha ripreso – acefala! – con due fiaschi d’acqua in “Ragazzi di borgata”. Venivano da noi bambini nell’oratorio della Chiesa di Sant’Anastasìa, per conoscerci, per parlarci. Sono stata a Roma fino al 1981 poi mi sono sposata con il mio primo amore che mi dedicava poesie e canzoni e mi sono trasferita a Latina, dove ho insegnato Economia Aziendale per 33 anni. Ho sempre sentito la mancanza dello stile di vita della Capitale.”

Hai vinto circa duecento cinquanta premi e titoli in undici anni…

“Sì. Mi ha spinto a scrivere Domenico Di Stefano, che oggi è il mio spirito guida. Continuo a sentire il suo amore e la sua vicinanza. Ho scritto venti libri di poesie e racconti, ho partecipato con le mie opere in svariate antologie. Ho iniziato a scrivere dopo la morte di mio padre, per ricordare mio nonno, eroe di guerra e medaglia di bronzo, morto ad Addis Abeba nel 1937. Mio padre ragazzino orfano soffrì la fame e l’abbandono della famiglia e di non poter riavere il corpo del genitore, ormai nell’Ossario di Guerra e quindi non più restituibile. Da questa sofferenza sono partita per esprimere un desiderio di pace e di amore universale. Amo tutti: la mia famiglia, i miei amici, le persone. Spero che Salvini voglia cambiare le condizioni di vita degli ultimi, specialmente dei bambini. Ho fiducia nella sua buona volontà. Spero che abbia la forza di dare dignità anche agli ultimi. Amo i rom perché non sono compresi e voglio ricordare il loro genocidio, insieme a quello dei nostri fratelli ebrei, che amo insieme ai palestinesi. Vorrei che i potenti e i ricchi della terra operassero per attuare la pace universale, così come ci hanno insegnato Cristo e tutti i profondi religiosi nel mondo.”

Che rapporto hai con gli animali?

“Ho avuto un pesciolino che ha vissuto con me per undici anni, ora ho un cane e un gatto che amo molto.”

I tuoi libri sono spesso accompagnati da bellissime immagini…

“Sì. Sono disegni e dipinti di Milena Petrarca, pittrice, ispiratrice ed amica. Tramite il Premio Magna Grecia e diversi altri ai quali partecipo con spirito di gioia, ho conosciuto Giovanni Rotunno, Assunta Gneo, Bruno Mancini, Michelangelo Angrisani che mi sono di aiuto nell’ispirazione e e nell’opera. Con loro partecipo a numerose giornate di incontro di arte, musica, poesia, cultura che mi danno la carica per continuare il mio lavoro. A Latina, per il mese di settembre, sto progettando con un’amica un salotto letterario dedicato alle donne”.

Grazie Angela, buon lavoro e buone vacanze.

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Autore dell'articolo

Lucia Fusco