Racconti — 27 giugno 2018
Anime in pena

Sezze 2009 – A un mese dalla morte di suor Alfonsina familiari ed amici s’erano dati appuntamento nell’antica Chiesa di San Pietro per una messa di suffragio. Lucietta e Pierina entrarono con la piccola Giordana per mano in una chiesa quasi buia dove le candeleaccese, le statue dei santi illuminate dal basso chiamavano alla meditazione. Curiosa e intimorita la bambina osservava le statue, le sembravano persone vere, in vetrina. Si stringeva alla
nonna mentre chiedeva i suoi perché alla mamma. Iniziò il Rosario.
Alfonsina era stata una suora ospedaliera e si era occupata per tutta la sua santa, lunga vita terrena, di persone bisognose di cure negli ospedali San Giacomo e San Giovanni a Roma. Era amorevole e generosa così aveva sempre aiutato tutti, una donna preziosa, piena di bontà nello spirito ma capace di praticità e dinamismo; tanti sezzesi si erano rivolti a lei per una visita medica, un intervento, un consulto, e lei sempre aveva accolto i paesani che le portavano una pagnotta di Sezze, di cui era golosa, col sorriso, colla disponibilità, con professionalità, sempre affidandoli al medico e a Nostro Signore Gesù; quel pomeriggio molti la piangevano. Pierina provava molto affetto per l’anziana religiosa perché aveva ricevuto da lei bene, aiuto e consigli. Per un lungo periodo aveva lavorato come cuoca nella casa suore dove Alfonsina abitava, e ne aveva conosciuto simpatia, gusti e preferenze.
Anche Lucietta le voleva bene sin da bambina. I banchi si riempivano.
Lucietta dal suo posto si girò a spiare qualche faccia amica tra un Ave e l’altro. Improvvisamente riconobbe lo sguardo di giada, dolce e bellissimo, il viso incorniciato dai capelli castani della sua amica Franca. Le venne spontaneo mandarle un bacio e farle segno di avvicinarsi quando, nell’arco di un subito, si ricordò che Franca non era più tra i vivi. Si girò ancora piena di turbamento per la forte somiglianza e la donna la fissò ancora, atarassica,
stanca e triste. Cominciò la messa. Dopo aver salutato i fedeli il sacerdote dall’altare spiegò: «Cari fratelli e sorelle, stasera pregheremo per due care persone: per suor Alfonsina, una donna meravigliosa, sposa di Gesù, che tanto ha amato il suo lavoro, la sua gente, i suoi paesani, chiamata dopo una lunga vita dal Padre un mese fa; e per la nostra cara sorella Franca, una mamma, un’insegnante, una donna ancora giovane: oggi è un anno esatto che ha lasciato la vita terrena». Lucietta cominciò a piangere lacrime di turbamento, la bambina le si strinse addosso, stupita per le lacrime della mamma, di solito allegra e sorridente. Diverse volte durante la funzione gli sguardi delle due amiche si incontrarono.
Una si trovava a destra dell’altare, tra i primi banchi, stretta alla bambina, l’altra a sinistra, tra le ultime file, solitaria, molto più indietro.
Franca era stata una bella ragazza, dolce e radiosa, giovanissima aveva incontrato Giggino, un giovane intelligente e buono, amante della vita, dei cavalli, della famiglia, del paese; amore e passione li legavano: sposati, avevano avuto due figli bellissimi, ai quali avevano dato il nome dei nonni paterni. Una famiglia benedetta dall’affetto e dal lavoro. La coppia però non era stata baciata dalla fortuna: Giggino se n’era andato giovane, dopo una feroce malattia, lasciando i figli adolescenti. L’ultimo giorno, prima di partire per Parigi, dove grazie a un ricovero in un ospedale oncologico avrebbe combattuto contro la morte, lo aveva passato in casa di Lucietta, avevano pranzato col vecchio di casa, Paoluccio, che aveva raccontato barzellette, storie del passato, ricordi e filastrocche.
Giggino aveva preso appunti, spiegando che al suo ritorno avrebbe voluto scrivere un libro di interviste agli anziani di Sezze. La morte però lo aveva preso qualche tempo dopo, in volo, mentre tornava da Parigi, senza permettergli di realizzare i suoi progetti ne’ di salutare un’ultima volta parenti e amici. Franca non lo aveva lasciato un secondo e là sull’aereo lo aveva coraggiosamente lasciato andare verso la Luce dove “…nonna Giggia lo aspettava…”. Era restata sola a crescere i figli, con valore, poi qualche anno dopo, un incidente stradale assassino, mentre andava al lavoro, l’aveva strappata alla vita, ai figli, al futuro. E ora era là. Le due amiche si sfioravano e parlavano con gli sguardi. Ripercorsero i giorni della loro giovinezza, in silenzio. Quei pomeriggi estivi freschi e irripetibili a Suso quando Giggino accarezzava i cavalli e loro erano due ragazzine sorridenti. Quelli della maturità e del lavoro.
Quelli della vedovanza, del dolore e della solitudine. Al momento della Comunione rimasero entrambe sedute, legate da una catena spirituale che le lasciava vinte. Quando il sacerdote dette la benedizione Lucietta si alzò repentinamente, desiderosa di parlarle, di scoprire chi fosse quella donna, se quegli sguardi davvero le avevano detto le parole che s’erano fissate come chiodi nel cuore, perché somigliasse così tanto a Franca, se fosse davvero lei, se… Ma la donna triste era scomparsa in silenzio, tra la folla. In un attimo era sparita. Svanita dietro le spalle e tra gli abbracci di amici e parenti che si salutavano e volevano ricordare insieme, ostacolando il cammino di Lucietta che la cercò a lungo, dentro e fuori dalla chiesa. Tra i banchi, sui gradini, sulla piazza del Comune, tra i vicoli, a Piazza delle Erbe, a Piazza dei Leoni. Nessuno l’aveva veduta, nessuno conosceva una parente che le somigliasse.
La piccola comunità era in subbuglio per le lacrime di Luciettache tentò di spiegare l’inspiegabile. Un amico le disse che lui era una vita che attendeva che gli accadesse un fatto così. Sono passati molti anni. Lucietta ha incontrato ancora Franca, ma in sogno.
Sempre taciturna e bella. Quel pomeriggio suor Alfonsina, capace di curare le ferite del corpo, quel giorno l’ha abbracciata teneramente e l’ha aiutata a guarire il suo cuore ferito e poi sono entrate insieme in Paradiso, cancellando ogni pena, ogni dolore, ogni mancanza. Franca ha raggiunto Giggino e hanno trovato pace e consolazione. Lasciare la vita quando si è giovani e belli è crudele.
Quando Lucietta entra nella chiesa di San Pietro non riesce a trattenere una lacrima di commozione, di tenerezza, di affetto per un’anima che desiderava ancora ricordo, preghiere e attenzione.

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Autore dell'articolo

Lucia Fusco