Cultura Sezze — 18 ottobre 2017
Antonio Campoli, ricordi ed emozioni

Il prossimo 27 ottobre ricorre il primo anniversario della morte dell’Avvocato Antonio Campoli. Nato a Sezze il 4 agosto del 1930, dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma, fu pubblicista per diversi giornali, ordinario di lingua francese dal 1960 al 1983, Pretore Reggente del Mandamento di Sezze e Bassiano dal 1969 al 1979, presidente della Banda Comunale di Sezze, presidente del Centro Studi Titta Zarra, vice presidente del Bonsai Club di Sezze, vice presidente del Distretto Scolastico numero 47 nonché avvocato iscritto all’Albo Professionale dell’Ordine degli Avvocati di Latina dal 1959 e all’Albo Professionale degli Avvocati Cassazionisti dal 1980.

L’Amministrazione Comunale di Sezze, lo scorso 28 luglio, ha voluto rendergli omaggio con uno spettacolo teatrale gratuito tenutosi presso il Centro Sociale Ubaldo Calabresi dal titolo “Sezze di una volta”. L’evento, inserito nella più ampia rassegna di spettacolo “Estate setina”, è stato frutto di un’idea dell’attore Martufello, del dirigente del settore “Cultura” del Comune di Sezze Piero Formicuccia e del professore nonché attore e regista Giancarlo Loffarelli. Allo spettacolo hanno partecipato anche il gruppo folkloristico “I Turapitto” e il duo “I Canusia” che, attraverso il ballo ed il canto, hanno contribuito a ricordare, insieme a Martufello, quei famosi tempi andati che Campoli era solito raccontare nelle sue poesie e nelle sue opere teatrali.

Allo spettacolo ha assistito un pubblico attento e numeroso che ha molto apprezzato lo sforzo e l’impegno, sia da parte del Comune che dello stesso Martufello, di voler dedicare una serata ad uno dei più importanti e rappresentativi personaggi vissuti a Sezze negli ultimi anni. Campoli è conosciuto e ricordato non solo come stimato professionista ma anche come poeta, saggista e grande memoria storica di Sezze.

Anche grazie alla sua vena artistica, infatti, ha saputo raccontare Sezze come era una volta, quando tutti si conoscevano e vivevano una vita semplice, per lo più legata al lavoro nei campi e al rispetto delle tradizioni. Persone come lui, che hanno dato tanto al proprio Paese, è giusto e doveroso continuare a farle vivere nel ricordo delle generazioni presenti e future.

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Autore dell'articolo

Daniela De Angelis