Cultura Norma — 01 giugno 2017
Augusta: un secolo in una sola vita

Nata a Norma nel 1917, Augusta è sempre vissuta sulla rupe lepina, dove il 5 maggio ha raggiunto un traguardo eccezionale compiendo ben cento anni. Un intero secolo concentrato in una sola vita, ricordi, fatti, emozioni, eventi storici che si intrecciano e si fondono, scritti tra le rughe della sua pelle, fissati nei suoi occhi stanchi, ma vivissimi. Fatti passati e lontani nel tempo sono sempre presenti nella sua memoria, diventando  sempre attuali attraverso i suoi racconti.

Chiunque, andandola a trovare, gli chieda: “Augusta, come stai?”, avrà sempre la stessa risposta: “Eh, sto da vecchia. St’anno so’ cento!” E proseguendo, con la sua inconfondibile voce squillante, dice di essere nata a maggio del Diciassette, ultima di sette fratelli, e di essere rimasta orfana del padre a soli quattro mesi. Era settembre, dice, e il padre quarantenne morì “tra i primi della spagnola”. L’uomo, infatti, fu tra le numerose vittime dell’influenza cosiddetta spagnola, un’epidemia che proprio dal 1917, con la prima guerra mondiale in corso, cominciò a diffondersi colpendo duramente non soltanto l’Italia, ma l’intera Europa.

Augusta prosegue il racconto di sé parlando della madre: “Eccola!” dice, mostrando un ritratto tra quelli appesi in fila sul muro della sua cucina. Racconta della forza e del coraggio di una donna che, rimasta vedova a trent’anni con sette figli, non si dà per vinta e prende il posto del marito svolgendo il mestiere di vetturale. Ogni giorno, insieme ai figli più grandi, trasportava merci su un carretto trainato da muli, percorrendo la via pedemontana per raggiungere le cave sotto Norma. Fin da bambina Augusta ha vissuto quell’esperienza in prima persona e, oltre al ricordo, ne porta i segni sulla pelle, infatti non esita a mostrare una profonda cicatrice ancora evidente su un braccio: il segno del calcio di un mulo. Continuando a mostrare e a seguire con lo sguardo quei ritratti in fila sulla parete di casa, proseguono i racconti tra ricordi ancora vivi e a volte confusi. La fatica, la fame, le difficoltà, ma anche la determinazione, le gioie autentiche di una vita semplice, vissuta tra i vicoli e le campagne del paese: i fratelli, le amiche, le feste patronali, le domeniche in chiesa, il matrimonio e poi i figli avuti negli anni in cui il paese era colpito dalla Seconda guerra mondiale.

Da molti anni ormai non vive più tra i vicoli del centro storico di Norma, dove è nata e cresciuta, eppure quei luoghi ora così silenziosi e isolati, si animano nei suoi racconti: Augusta ricorda ogni casa, bottega, ognuno dei vicini e il lavoro che svolgevano tra le attività artigiane  e i lavori agricoli. Anche se la memoria a volte confonde nomi e visi, seppure conosciuti, il suo straordinario vissuto le conferisce un potere tutto speciale, quello di riuscire a riconoscere in un volto mai visto prima, quello di un relativo familiare e a risalire alla famiglia, puntualmente denominata con il proprio soprannome.

Pur vivendo soprattutto di ricordi, Augusta è orgogliosa e consapevole del suo presente e del suo futuro: nel presentarsi e parlare di sé ci tiene ad elencare i suoi sei figli, i suoi quindici nipoti, i suoi ventuno bisnipoti e i suoi trisnipoti, sottolineando con grande orgoglio e con un certo stupore, di essere “ nonna tre volte”.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti