Verde&Natura — 19 Dicembre 2018
Balder, il migliore tra gli dei

Nella mitologia nordica norrena, uno degli più celebri dei è sicuramente Balder. Questo è considerato il dio della luce, del Sole e della verità. Balder era il figlio di Odino e Frigga, consorte di Nanna e padre di Forseti. Il mito di Balder è narrato nell’“Edda” di Snorri Sturluson,  antico componimento lirico medievale islandese. Ancora oggi gli studiosi non sono giunti a comprendere il significato e l’etimologia del suo nome.

Secondo alcuni cronisti può voler dire “Signore”. La funzione di questa divinità, considerato il più bello tra tutti gli dèi, rimane ancora avvolta nel mistero. Dalle testimonianze scritte a lui dedicate, Balder è descritto con capelli candidi come la neve. Il nome della sua dimora è Breiðablik, il cui significato è “ampio splendore”. Balder è la divinità germanica più bella e più pura di cuore. Era il figlio prediletto di Odino e Frigg, amato e rispettato da ogni creatura vivente. Il suo cuore non è mai stato intaccato dalle bassezze e dalle cattiverie che, talvolta, trovano posto tra gli altri dèi. Dalle sue azioni e dalle sue parole non si percepisce mai alcuna arroganza e alcun autocompiacimento, ma solamente una sconfinata modestia. A causa dell’invidia degli altri dèi i suoi consigli, maturati sempre con serenità e conoscenza, non vengono mai ascoltati o presi in considerazione. Sua madre Frigg sapeva che egli era destinato a una morte precoce e percorse tutto l’universo cercando di trovare un modo per strapparlo ad ogni costo alla morte. Radunò quindi tutte le piante, gli animali e gli elementi del creato, imponendo loro un giuramento universale: mai nulla e nessuno avrebbe arrecato del male a Balder. Entusiasti alla notizia della sua invulnerabilità, gli dèi per festeggiare iniziano a lanciargli qualunque oggetto, sicuri che nulla potesse più nuocergli. Loki, da sempre invidioso del buon Balder, si tramutò in donna mortale e parlò con Frigg, riuscendo con l’inganno a scoprire il punto debole del giuramento: il vischio non aveva giurato. Così Loki raccolse una pianta di vischio e si avvicinò a Hodr, il fratello cieco di Balder, che si era tenuto in disparte. Affermando di volerlo aiutare affinché partecipasse al gioco, gli consegnò la pianta di vischio, ora simile a una freccia, e lo aiutò a mirare: la pianta fu scagliata quindi verso Balder, trapassandolo e uccidendolo.

Da questa storia si evince che Balder rappresenta l’incarnazione della pura innocenza, tradita dalla malvagità altrui, una proiezione mitica del pessimismo che caratterizza la visione del mondo nella cultura nordica.

Gli dèi chiesero alla regina degli inferi di restituirgli la vita del dio, ma ella pose una condizione: tutti gli esseri della terra, vivi o morti, avrebbero dovuto piangere, dimostrando effettivamente il dolore universale per la sua morte. Solo Loki, assumendo vigliaccamente le sembianze di una vecchia megera, non pianse, condannando Balder a restare nel regno dei morti. Uno degli appellativi con cui è più conosciuto Balder, che meglio riassume la tragicità di tutta la sua esistenza, è proprio “dio delle lacrime”.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova