Miti e Leggende — 31 Gennaio 2019
Bifrost, il Ponte un tempo esistito?

Con l’inizio del nuovo anno e il restyling dato alla rivista, questa rubrica continuerà, spero, ad instillare la curiosità nei miei amati lettori con informazioni riguardo la mitologia di diverse culture nei suoi molteplici aspetti, qui in particolare quella norrena. Questo mese è dedicato al Bifrost. Esistono molte denominazioni che identificano tale opera: Ásbrú è il Ponte Arcobaleno, Bilrost è la Via dai molti Colori e Bifrost la Via tremula. Furono gli dèi a costruire questo passaggio che creava un percorso dalla terra al cielo. L’estremità del Ponte che arrivava fin nel cielo giungeva fino ai cancelli del Regno di Ásgarðr, la dimora degli dèi; su di essa erano incinse delle rune e dinanzi alla quale si ergeva la Rocca di Himinbjorg, nella quale c’era Heimdallr, la sentinella di Ásgarðr. Heimdallr vegliava e custodiva giorno e notte il Bifrost a protezione del Regno soprattutto dagli attacchi dei Giganti. Anche se fragile all’apparenza, il ponte Bifrost era solido e fatto con arte e durerà fin quanto durerà il mondo. Crollerà tuttavia quando arriveranno i figli di Múspell dal sud: ma di questo non c’è da stupirsi, perché allora nessuna cosa nell’universo sarà risparmiata. L’idea di una via che connetta la terra al cielo, ovvero il mondo grossolano della manifestazione materiale e il mondo sottile della manifestazione spirituale, sembra un pensiero mitico molto antico, che ritroviamo, in varie forme, in molte culture differenti. L’idea che in una remota antichità gli dèi interagissero con gli uomini sembra assai comune: i Greci ritenevano che i loro eroi dell’età del bronzo fossero figli di dèi e donne mortali, segno che nel tempo mitico l’interscambio tra cielo e terra era cosa abituale. Nella Bibbia si narra che, nei tempi precedenti il diluvio, i «figli di dio» scendessero sulla terra per unirsi alle «figlie degli uomini». Si ritiene tuttavia che tale interscambio fosse più agevole in una precedente età del mondo. Dall’idea che in un lontano passato sia esistito un legame di comunicazione tra il cielo e la terra, deriva per conseguenza l’idea che tale legame sia stato in seguito spezzato. Il mito scandinavo recupera questo motivo dell’arcobaleno facendone un vero e proprio ponte [brú], anzi, un «ponte divino» [ásbrú], gettato a connettere il cielo e la terra. È anche presente il motivo della rottura del ponte, anche se questa non è localizzata in un’epoca remota, bensì nel futuro, quando i figli di Múspell verranno, guadando i fiumi tempestosi, a combattere contro gli dèi; quel giorno il mondo intero arderà nel fuoco e il ponte Bifrost andrà in pezzi. Perché questo strano spostamento nel futuro? Il mito della rottura del collegamento tra il cielo e la terra sembra connesso al motivo dei cicli cosmici: in molti sistemi mitologici questa rottura, in un lontano passato, avrebbe segnato la fine dell’epoca mitica in cui gli uomini e gli dèi interagivano fianco a fianco e l’inizio del tempo attuale in cui tale comunicazione non è più agevole. In altre parole, quando vi era un collegamento tra il cielo e la terra, gli uomini avevano più facile accesso alla sapienza delle cose divine e profonde: tale sapienza oggi è perduta. Nel mito del progredire delle età cosmiche, quale troviamo dall’India alla Scandinavia, il passaggio dall’età dell’oro all’età dell’argento, dall’età del bronzo all’età del ferro, è vista anche come una perdita progressiva della conoscenza, da parte dell’uomo, dei sacri misteri. Assistiamo dunque a un progressivo allontanamento del cielo dalla terra, dello spirituale dal materiale, a cui corrisponde una lenta e costante involuzione e desacralizzazione dell’uomo. Bifrost è la via di comunicazione tra il cielo e la terra. Da questo punto di vista si tratta di una figurazione equivalente a quella del frassino Yggdrasill: nelle cosmologie sciamaniche è spesso l’axis mundi a fungere da asse di comunicazione tra tutti i livelli dell’essere. D’altronde, alcuni studiosi hanno messo in dubbiooche Bifrost sia un semplice arcobaleno. La cosmologia nordica appare fortemente strutturata in senso astronomico, con Yggdrasill che rappresenta l’asse terrestre, le sue tre radici dirette nelle tre fasce del cielo e l’Útgarðr che rappresenta l’eclittica, ovvero la fascia zodiacale. Vedremo anche che questo sistema, secondo un procedimento connesso con il fenomeno della precessione equinoziale, è destinato a essere divelto e ricostituito alla fine di ogni ciclo cosmico. Ci si può dunque chiedere se anche lo stesso Bifrost non sia in realtà una figurazione astronomica. E non un arcobaleno.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova