Aprilia Cultura slider — 27 novembre 2013
Campoverde, dal passato una storia sorprendente

La piccola frazione del comune di Aprilia nasconde antichi e gustosi particolari sul nostro territorio e i suoi abitanti

L’odierno borgo di Campoverde in origine nacque con il toponimo Castrum Sancti Petri In Formis rimasto nel nome della chiesa

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Adispetto di chi potrebbe pensare che il piccolo borgo di Campoverde, nel comune di Aprilia, sia solo un luogo di snodo che conduce all’arteria di scorrimento della strada statale Pontina, cela in realtà una storia sorprendente: nasconde dei recessi storici inaspettati e molto rilevanti. L’odierno borgo di Campoverde in origine nacque con il toponimo Castrum Sancti Petri In Formis, coerentemente con il nome della moderna chiesa, San Pietro in Formis. Il borgo si sviluppava attorno alla grancia, la chiesa dedicata al santo, Principe degli Apostoli, che era ubicata nei pressi di un’antica edicola intitolata a San Cesario, il primo santo venerato nel territorio pontino nel corso dell’antichità. L’edicola di San Cesario venne citata in una bolla del papa Gregorio IX (11271241) emessa il 2 luglio 1233, attraverso la quale egli confermava i beni del monastero di San Nilo di Grottaferrata, e citava i castelli di San Pietro In Formis e di Conca (Castrum Concarum). A riprova di queste notizie, difatti, esiste questa località nel registro del Catasto alessandrino del 1661. Per la precisione Campoverde nacque il 9 gennaio dello stesso anno, al tempo del vescovo di Velletri di nome Leone, il quale venne riportato nel catasto assieme al vicino borgo di Carano. E’ stato edificato ad opera del console Demetrio, dotato di un castello, in seguito mutato fino a trasformarsi in edificio religioso, vista la struttura imponente e robusta dello stabile, che poteva così durare con il trascorrere del tempo, di cui alcuni frammenti sono oggi ancora visibili. Demetrio era un personaggio di alto lignaggio, della famiglia alto-germanica dei Tuscolani Antiqui, i quali usavano ancora parlare il linguaggio della loro terra natia, incomprensibile alle orecchie degli abitanti del luogo. Nel lasso di tempo tra l’800 e il 1191 gli esponenti di questa famiglia furono conti di Sabina, Tuscolo e Campagna, signori di Ariano, Ariccia, Astura, Nettuno e Velletri. Nella prima metà del 1300 gli abitanti di Castrum Sancti Petri in Formis consumavano dieci rubbi di sale, e il borgo contava circa 800 abitanti, popolazione pari a quella del centro abitato di Ardea del tempo. Il resto del toponimo “In Formis” deriva dai resti di un acquedotto romano realizzato in antichità, “forma idrica”, in parte sotterrato e con una pendenza di 18 metri, che conduceva l’acqua ad Anzio. Acquedotto affine a quello utilizzato oggi, con la differenza che quest’ultimo è alimentato da elettropompe. Il dato più saliente che riguarda la storia di Campoverde è legata alla Battaglia di Campomorto del 22 agosto 1482, episodio che vide Roberto Malatesta come comandante delle truppe pontificie, che sconfissero quelle di Alfonso II Duca di Calabria nei pressi della frazione di Aprilia che oggi è denominata Torre del Padiglione. Nella relazione dettagliata della battaglia e del suo esito, che Roberto Malatesta inviò al papa, citò Campoverde con il toponimo di Campomorto. E’ estremamente importante ripercorrere i fili della memoria storica di piccoli centri abitati che in passato hanno giocato notevoli ruoli nello svolgimento degli avvenimenti. Luoghi che possono apparire marginali, ma che nella realtà dei dati storici destano sorpresa per lo spessore degli eventi a cui hanno fatto da teatro.

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Autore dell'articolo

Federica Villanova
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