Cultura Segni slider — 30 ottobre 2012
Caratteri archeologici di una città Lepina

Un accurato studio su Segni ha permesso una precisa ricostruzione sul passato del paese dai “natali” lepini

La cittadina, annessa alla provincia di Roma, mostra le tracce della sua ricca storia millenaria e in particolare, come altre località lepine, della sua cultura latina e romana

Nell’alta Valle Latina, sulla dorsale nordorientale dei Monti Lepini, sorge Segni. La cittadina, annessa alla provincia di Roma, mostra le tracce della sua ricca storia millenaria e in particolare, come altre località lepine, della sua cultura latina e romana. Come dimostrato dai rinvenimenti archeologici, il suo territorio venne frequentato già dal X secolo a.C. e occupato in maniera stabile dalla fine del VII secolo a.C.. Tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., l’antica Signia entra a far parte degli annali della storia grazie alla sua posizione geo-politica strategicamente rilevante. La città infatti, posta ai confini sud orientali del Latium Vetus, terra madre dei Latini, si affacciava sui territori occupati dagli Ernici ad est e dai Volsci a sud e controllava antichi ed importanti assi viari. Proprio in virtù di queste sue caratteristiche, la città fu oggetto di più fondazioni coloniali: al tempo del re Tarquinio il Superbo e successivamente nel 495 a.C.. Proprio dalle insegne del re (“seignia”) si pensa possa derivare il nome della città. In questo periodo si attesta il sorgere di un luogo di culto sull’acropoli e la città inizia ad assumere il suo impianto urbanistico sempre condizionato dalla conformazione orografica del territorio, un assetto che è possibile ancora cogliere dall’odierno centro storico della città, il quale ricalca la posizione della Signia romana. Nel 338 a.C. Signia diviene Civitas Foederata di Roma e dal secolo successivo la sua prosperità è attestata da più numerosi e consistenti ritrovamenti archeologici, dai lavori di rifacimento del tempio dell’acropoli e dalla coniazione di monete d’argento recanti la dicitura “SEIC” e, sul rovescio, l’immagine del cinghiale, animale considerato sacro dalla città. Fedeltà a Roma, sicurezza e inviolabilità sembrano essere le caratteristiche della città emerse dalle fonti del III-II secolo a.C., quando Signia viene ricordata per aver ospitato alcuni ostaggi cartaginesi nel 199 a.C., proprio come la vicina Norba. Le recenti indagini archeologiche hanno fatto emergere un aspetto nuovo della città, protagonista, tra il II e il I secolo a.C., di un intenso rinnovamento urbanistico e culturale: il ninfeo costruito e firmato dall’architetto greco Quintus Mutius, un impianto termale-santuariale in località Colle Noce e la costruzione del complesso architettonico dell’acropoli con il tempio di Giunone Moneta. Di quest’ultimo è oggi conservato il grande podio in opera poligonale e la cella centrale preservata dall’impianto medievale della chiesa di San Pietro. Oltre il tempio, è visibile la vasca circolare per l’approvvigionamento idrico, in opus signinum, un paramento che prende nome dalla stessa città, costituito da un particolare conglomerato cementizio resistente all’acqua e ideale per agli ambienti umidi. Nel corso delle guerre civili tra Mario e Silla, Signia, da parte mariana come la lepina Norba, è teatro dell’ultimo scontro tra Mario Il Giovane e Silla presso Sacriportus. Dopo la sconfitta mariana, nel periodo imperiale la città torna a vivere momenti di ricchezza testimoniati da ristrutturazioni e costruzioni architettoniche. Come in diverse altre città lepine quali Cori, Sezze, Norba, anche il territorio di Segni è caratterizzato dalla presenza delle maestose mura poligonali che ancora oggi cingono in buona parte la città. E’ possibile percorrere l’intero circuito murario attraverso un apposito sentiero, a cui si accede da vari punti della città, visitando e attraversando così anche le varie porte tra cui la suggestiva Porta Saracena. Le mura, espressione della cultura, della sapienza costruttiva e dell’antichità del nostro territorio, condussero qui, fin dal Settecento, studiosi e viaggiatori stranieri attratti dalla suggestiva, oggi smentita, ipotesi della loro origine “pelasgica”, la stessa delle mura delle greche Tirinto e Micene. Una tradizione storica che Segni ha voluto rinnovare attraverso il gemellaggi con la città di Micene. L’ultimo fine settimana di ottobre è dedicato alla tradizionale Sagra del Marrone, una buona occasione per visitare la città e le sue bellezze.

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Autore dell'articolo

Beatrice Cappelletti
Beatrice Cappelletti