Aprilia Cultura slider — 20 dicembre 2013
Chiesa di San Michele, capolavoro nei dettagli

La splendida costruzione dedicata anche a Santa Maria Goretti illustrata e spiegata in ogni suo magnifico angolo

La dedicazione a Santa Maria Goretti venne aggiunta a quella di San Michele Arcangelo, santo patrono della città, nel 1952

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La chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Maria Goretti, sita in Piazza Roma, è stata una delle prime edificazioni della città di Aprilia. Durante gli eventi bellici venne parzialmente distrutta. La dedicazione a Santa Maria Goretti venne aggiunta a quella di San Michele Arcangelo, santo patrono della città, nel 1952. L’impianto architettonico della chiesa è strutturato in un’ampia navata centrale, con cappelle laterali, tre per lato, che si aprono con slanciate arcate a tutto sesto. Le cappelle laterali hanno fondo squadrato, e finestre ad arco a tutto sesto che scandiscono il ritmo delle pareti laterali di ogni cappella, poste in modo simmetrico, tre per lato, ordinate su tre registri; quelle dell’ultimo registro creano un’incavatura nel soffitto a tutto sesto che ricorda una sorta di volta a crociera “dinamica”. L’interno della chiesa è caratterizzata da una tonalità tenue, pastello, che contrasta appena con le tre fasce marmoree che creano un fuggevole moto prospettico, verso il fondo absidato. Tutti i volumi architettonici della chiesa sembrano emergere da un quadro di De Chirico, in stile razionalista imperante. Il chiarore delle tinte e la ricchezza di luce creano un ambiente luminoso. L’abside che chiude la navata della chiesa è semicircolare, il quale è direttamente connesso, in via formale, alla facciata esterna dell’edificio. Al centro dell’abside campeggia il grande crocifisso ligneo, che spicca sulle tenui cromie, assieme al coro ligneo sottostante. Il soffitto della navata centrale è a capriata, in travi lignee, perfetto per smorzare la spinta creata dallo slancio verticale dell’edificio. Il pavimento è marmoreo, di toni lievi. Nella controfacciata è collocato l’imponente organo, posto su un soppalco ligneo. Nell’anno giubilare del 2000, alla chiesa vennero assegnate acquisizioni di nuove opere d’arte: il portale d’accesso centrale, realizzato dal maestro Sergio Iezzi; la rappresentazione della Via Crucis in travertino e il coro ligneo realizzati dall’artista Salvo; un dipinto di Dino Massarenti, il quale raffigura Giustizia, Temperanza e Prudenza; le ceramiche dell’artista Claudio Cottiga, e un mosaico realizzato dall’artista Idelbrando Casciotto, detto Brando, con la Santa Compatrona. Tutti artisti apriliani. Giubileo ricordato da una medaglia celebrativa in bronzo, alla destra dell’ingresso principale, e da una targa marmorea che elenca oltre agli artisti su citati, anche l’ebanista Scagnetti di Anzio, il marmista Calcagni di Rocca di Papa, il mastro Allegrezza di Aprilia. Il portale d’ingresso centrale, la Porta della Redenzione, realizzata da Sergio Iezzi, è alta quattro metri, ordinata in sei riquadri bronzei. Le tematiche da riportare e l’iconografia vennero decise dall’artista in accordo con il vescovo, Monsignor Dante Bernini, in connessione alle porte laterali. Nel portale centrale sono riportati episodi commemorativi della storia della città, la bonifica dell’Agro Pontino, la Guerra, e la ricostruzione. Il portale di sinistra è dedicato a Santa Maria Goretti, con un ovale bronzeo realizzato dal maestro Brando. Il portale di destra è dedicato al Santo Patrono della città, commemorato oltre che dalla statua bronzea alta tre metri antistante il piazzale della chiesa, anche da questo ovale bronzeo, realizzato dal maestro Claudio Cottiga. L’esterno della chiesa, la cui facciata è a capanna semplice, è scandito dalla policromia, tra la tonalità calda, rossa, dei mattoni, contrastante con il candore delle fasce marmoree, che producono una continuità con il motivo decorativo dell’interno della chiesa. Le fasce si irraggiano sui muri esterni dell’edificio, e seguono le sporgenze delle cappelle laterali, con le mura più esterne caratterizzate dalla neutralità delle cromie, che creano un ritmo cromatico e tonale, così come avviene all’interno, tra archi e spigoli, tra pieni e vuoti, tra colore e candore. Un edificio che stupisce ad ogni sguardo, tutto da scoprire.

 

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Autore dell'articolo

Federica Villanova
Federica Villanova