Cori Cultura — 29 dicembre 2011

Il capolavoro del chiostro è nascosto nella loggia: un ciclo di 27 capitelli con simboli religiosi

Il monastero di Sant’Oliva rappresenta uno splendido esempio di architettura agostiniana a Cori

Quella della città di Cori è una storia lunga secoli, forse millenni e camminando per le vie anguste e ripide del paese si respira il passato. Le imponenti mura poligonali che circondavano il nucleo della città più antica affiorano tra una costruzione e l’altra a ricordare la grandezza della storia di questa piccola comunità. Situato nella parte centrale del paese, il Museo della Città e del Territorio dopo i lavori di restauro del 2000 si è insediato all’interno di uno splendido esempio di architettura agostiniana, il monastero di Sant’Oliva. Ci sono musei che custodiscono la storia, ma ci sono musei che fanno parte della storia; il museo di Cori appartiene a quest’ultima categoria. La storia del monastero inizia nel 1467 quando, grazie all’interessamento di Ambrogio Massari, priore generale dell’ordine agostiniano, si avvia la costruzione dell’edificio all’interno delle mura, a ridosso della chiesa della santa patrona Sant’Oliva. Il nuovo ingresso, posizionato sul retro e non più sulla piazza, permette al visitatore di accedere quasi direttamente allo splendido chiostro affrescato nel XVII secolo. Il capolavoro del chiostro è nascosto nella loggia, si tratta di un ciclo di 27 capitelli figurati con simboli religiosi, appositamente realizzati per il monastero da Antonio da Como. Passeggiando in questi luoghi si avverte un’atmosfera di sospensione, il tempo sembra essersi fermato a 500 anni fa, così come nella sala capitolare dove i recenti lavori di restauro hanno portato alla luce due lunette affrescate da Desiderio da Subiaco rimaste nascoste per secoli.Solo entrando nelle sale adiacenti le installazioni museali prevalgono, dove le splendide stampe di Rossini e Piranesi sui resti di epoca romana fanno da preludio alle stanze soprastanti dedicate alla storia antica di Cori. Le vetrine del primo piano, infatti, parlano degli insediamenti più antichi, dalla protostoria all’età arcaica. Qui spicca la teca con le decorazioni architettoniche in terracotta del tempio di Caprifico di Torrecchia (IV-V sec. a.C.). Le terrecotte erano sparse in diversi musei esteri, a causa di scavi e compravendite illegali. Solo grazie alla dedizione del direttore del museo il professor Domenico Palombi e a un lavoro durato 15 anni queste decorazioni fittili sono uscite dai magazzini di musei esteri e sono tornate sul nostro territorio. Il viaggio nella storia di Cori continua con i reperti proveniente dai tre grandi templi di età romana, il tempio dei Dioscuri, il tempio erroneamente attribuito a Ercole e un enorme tempio non identificato. Il secondo piano é dedicato al medioevo e al rinascimento Corese, in parte legato alle vicende della comunità ebraica scacciata nel 1500 su ordine papale e di cui i coresi hanno conservato alcuni testi sacri nascosti in documenti dell’epoca. Il museo della città e del territorio è un piccolo gioiello che l’associazione Arcadia mantiene vivo grazie alla passione dei suoi collaboratori; un luogo denso di storia e dalle atmosfere suggestive che vale davvero la pena di visitare.

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Autore dell'articolo

Beatrice Agostini
Beatrice Agostini