Scienza&Tecnologia — 25 Giugno 2020
Decollo per una nuova era per lo spazio

Lo scorso 30 Maggio dalla rampa di lancio del John F. Kennedy Space Center a Cape Canaveral (Florida) è avvenuto il lancio del razzo Falcon 9 e della capsula Crew Dragon con a bordo i due astronauti americani Doug Hurley e Bob Behnken. Il lancio era inizialmente programmato per il 27 Maggio ma a causa del maltempo è stato riprogrammato 3 giorni dopo. Un evento storico per due motivi: dopo 9 anni gli USA riportano un equipaggio nello spazio decollando dal proprio suolo oltre al fatto che il lancio è stato il primo ad essere gestito da una compagnia spaziale privata, la Space X. Con il lancio dell’ultimo Space Shuttle, l’8 luglio del 2011, la NASA stava pensionando una delle sue astronavi di maggior successo, l’unico sistema in grado di portare i suoi equipaggi in orbita ed aveva da poco avviato il “Commercial Crew Program” con l’obiettivo di coinvolgere le aziende spaziali private per la creazione di nuovi sistemi di trasporto orbitali, ma era stato da subito chiaro che i tempi sarebbero stati piuttosto lunghi. Senza una propria astronave e con la necessità di continuare a inviare i propri astronauti verso la ISS (Stazione Spaziale Internazionale) la NASA decise di fare temporaneamente affidamento sull’agenzia spaziale russa Roscosmos, facendosi dare dei passaggi dai suoi sistemi di trasporto orbitali Soyuz. Il processo di selezione è andato avanti per qualche anno e alla fine sono state selezionate due aziende: la SpaceX e la Boeing. Negli anni seguenti la competizione tra le due aziende sarebbe diventata piuttosto serrata, con SpaceX che ha infine prevalso riuscendo a terminare per prima il proprio sistema di lancio. Il rapporto di collaborazione tra la Space X e NASA nel corso degli anni non è stato affatto tranquillo, numerosi sono stati i contrasti durante lo sviluppo del programma, da una parte l’approccio radicale e frenetico di Elon Musk (miliardario, ingegnere capo e amministratore delegato della società) è dall’altra parte quello metodico e ponderato della Nasa. Nell’inverno del 2010 l’azienda si preparava a lanciare una capsula nello spazio a scopo dimostrativo ma pochi giorni prima del lancio, quando gli ingegneri ispezionarono il razzo, trovarono una crepa sull’ugello del motore. Nel 2013 la capsula Dragon di SpaceX era in viaggio verso l’ISS. Il lancio era andato secondo i programmi, ma quando la capsula raggiunse l’orbita una valvola inceppata cominciò a creare scompiglio. Lo scorso 30 Maggio tutto è andato (come sono soliti dire alla NASA) “da manuale”  e alle 21:22 (ora italiana) il Falcon 9 ha acceso i suoi nove motori staccandosi dopo pochi istanti dalla rampa di lancio per iniziare il suo viaggio verso l’orbita. La procedura è stata completamente automatica, con Behnken e Hurley che non hanno dovuto fare nulla, a parte sopportare per qualche minuto la forte accelerazione necessaria per vincere ciò che solitamente ci tiene con i piedi saldamente al suolo. 19 ore dopo il docking con la ISS. Già in autunno SpaceX dovrebbe gestire una seconda missione verso la ISS, trasportando un equipaggio di quattro astronauti. Nei prossimi viaggi SpaceX potrebbe trasportare anche cittadini abbastanza ricchi da potersi permettere il biglietto. La società ha già promesso di portare Tom Cruise sull’ISS per girare un film.

 

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Autore dell'articolo

Giorgio Agostini
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