Cultura Latina — 26 Dicembre 2019
Dio arriverà all’alba, una delizia al Moderno

A me piccina che piacevano le ballerine, le signorine buonasera, le belle attrici degli anni Sessanta ma fra tutte preferivo la faccia antica di Golda Meir, rugosa al telegiornale, ma per me, fatta meravigliosamente intelligente e bella di passato ed esperienza, sabato 26 ottobre scorso il Teatro Moderno ha dato grande gioia ospitando uno spettacolo omaggio ad Alda Merini: “Dio arriverà all’alba”, con la regia di Antonio Nobili. Antonella Petrone che interpreta la poetessa è stata bella e strepitosa così come Valerio Villa, Davide Fasano, Virginia Menendez, Sharon Orlandini, Alberto Albertino, impegnati in questa performance, grandiosi nelle loro parti.

La storia si svolge nella casa sui Navigli della poetessa milanese, i suoi ultimi tempi dato che il tumore osseo l’aveva aggredita. La vivacità e la voglia di vivere di questa donna non si è spenta con la morte terrena in quanto la sua storia, i suoi versi continuano ad arrivare a noi dandoci emozioni delicate, commozione ma anche ironia e meraviglia per via dei suoi dialoghi diretti e appassionati, senza limiti morali ne’ inibizioni inutili. Sulla scena i fantasmi della sua vita la perseguitano, il suo alter ego la fa soffrire,  ma Ada li combatte con valore così come denuncia il dolore della vita in manicomio, fatto di violenze e negligenze verso il malato trattato come cosa e non come persona. Non ha mai rinunciato all’amore e grida che le figlie le furono strappate ma che lei non le avrebbe mai volute affidare ad altri, l’amore e la poesia sono stati il motivo imperante del suo percorso terreno. Prova affetto per le persone che si curano di lei e ha uno scambio intelligente, sincero e affettuoso con la badante, col subaffittuario, col medico, con il giornalista che smette di scrivere per appassionarsi alle sue parole, ai suoi gesti, dimenticando anni, tempo, differenze. Le sigarette puzzolenti, il disordine, la Coca Cola, il caffè, il suo vestire eccentrico la rende regina della sua casa popolare, coi soffitti screpolati e rotti. Corona della sua nobiltà i suoi cappelli colorati, le collane, il rossetto rosso, la nudità sotto la pelliccia. Una bellezza che non si prende cura dei danni del tempo, che si veste della sua pelle ormai rugosa e fragile. Immutata nonostante gli anni la sua venustà , la vanità di donna, lo sguardo verso il mondo, la voglia di amare, la dignità di persona forte e fragile, i suoi versi bellissimi la rendono affascinante e immortale.

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Lucia Fusco