slider Speciali — 06 dicembre 2017
Don Carlo Torello, l’angelo salesiano custode di Latina

I Salesiani arrivavano qui a Latina, allora chiamata Littoria, guidati dall’indimenticabile don Torello, il 25 aprile 1933. Nei primi tempi, dopo l’edificazione della chiesa di San Marco, a celebrare la messa veniva il parroco di Cisterna sotto la cui giurisdizione ricadeva la città, infatti gran parte dell’attuale territorio di Latina fu staccata dal comune di Cisterna, nel cui cimitero si continuarono a seppellire anche i primi cittadini di Littoria, finché non fu costruito un cimitero cittadino. Il parroco dei Cisterna aveva la collaborazione e l’aiuto di altri sacerdoti.

Il Vescovo di Velletri, chiese la disponibilità a varie congregazioni religiose, furono incaricati i sacerdoti Salesiani di assistere la nuova comunità, non fu facile perché era considerata una terra di missione, II 24 ottobre il primo parroco della terra bonificata, insieme ai confratelli destinati ad avviare la nuova opera furono ricevuti in udienza dal Papa Pio XI che non mancò di sottolineare la particolare importanza che attribuiva all’impegno della Congregazione salesiana nell’Agro Romano.

Il 27 ottobre 1933 i Salesiani prendono ufficialmente possesso della parrocchia di S. Marco. La nuova comunità è cosi composta: Don Carlo Torello direttore della Comunità e Parroco, Don Francesco Vargiu e don Giuseppe Rosso vice-parroci; inoltre della Comunità fanno parte anche i coadiutori Sante Borboni ed Ercole Ercolani. Ad essi, nei giorni festivi vanno ad aggiungersi anche alcuni giovani sacerdoti ai quali viene affidata la cura pastorale dei borghi.

 Dunque, con l’arrivo dei salesiani la realtà religiosa di Littoria e dei vari villaggi cominciò a migliorare. Anche gli abitanti di Borgo San Michele cominciarono ad avere un’assistenza religiosa più assidua e regolare poiché diversi sacerdoti salesiani, a turno, venivano nel Borgo. Alcuni dei primi coloni, arrivati a Borgo San Michele verso la fine del 1932, ne ricordano i nomi: oltre a don Torello, si avvicendarono don Pollice, don Frigo, don Piero, don Cianfriglia e don Rosso. Don Torello fu un sacerdote molto amato, Pio Zaccagnini ne tesseva le lodi ricordandolo come avesse sempre un sorriso luminoso e gioviale e quanto quel sacerdote avesse un cuore grande ed aperto come il suo sorriso, egli sapeva infatti infondere coraggio, abnegazione, rassegnazione, serenità, pace. Come Don Bosco, accoglieva e donava, anche quando ciò che necessitava veniva preso e non chiesto, come quando furono rubate le lenzuola e la biancheria dalla sacrestia egli placò gli animi irritati dei parrocchiani. E quando al culmine di una salita in bicicletta scese per riposarsi ed un ragazzo gli chiese di fare un giro nel frattempo che si riposava e invece se ne andò rubando la bici e lo lasciò a piedi. Sempre accanto agli infermi, in collaborazione con i medici, fu un sostegno morale e materiale per la popolazione che veniva dal nord ed aveva anche usanze diverse da quelle locali. A questo grande operatore umanitario che aiutò e sostenne gli abitanti della città nuova è stata intitolata una strada perché non venga dimenticato. Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della sua morte avvenuta il 15 febbraio 1967 e in questi giorni l’anniversario dell’insediamento presso la nostra nuova città del caro sacerdote e della sua comunità salesiana, 84 anni di convivenza e di abnegazione per la crescita umana della società del nostro territorio che arricchiscono la storia positiva, e si spera allontanino le spinte reazionarie che non portano a nulla.

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Autore dell'articolo

Marcella Campagnaro
Marcella Campagnaro