Attualità Cori — 22 marzo 2018
Dovremmo essere tutti femministi (e più humani)

Anche quest’anno si ripropone la Giornata Internazionale della Donna, in data giovedì 8 marzo. E a decidere di offrire un decisivo e alto contributo al dibattito sociale che quest’anno, visti anche i recenti fatti sullo scenario internazionale (a cominciare dal noto caso di molte star dello spettacolo che hanno denunciato abusi sul posto di lavoro o nel corso della propria carriera), si preannuncia particolarmente più acceso del solito, è la Biblioteca Comunale di Cori “Elio Filippo Accrocca”.
La Biblioteca non è nuova nel farsi promotrice di fiorenti attività culturali che destano l’attenzione tra più e meno giovani, sia nel paese, che fuori. Non dimentichiamo tra l’altro che essa risulta fornita di un’ampia scelta di volumi (per esempio per quanto riguarda gli studi antichi): basterà dare uno sguardo al catalogo Opac e avventurarsi tra le pagine cartacee, tanto reali quanto le tematiche di volta in volta affrontate nei vari dibattiti.
E reale è certamente la questione dell’emancipazione femminile: così, l’8 marzo alle ore 21:00 si svolgerà presso la Biblioteca Comunale di Cori, in quel del vicolo Macari, l’iniziativa “Dovremmo essere tutti femministi”. Sottotitolo: quando l’emancipazione passa attraverso la letteratura, l’arte e la parola.
In quel dovremmo si riscontra quasi un imperativo di natura kantiana, un richiamo ad un dover essere: parola non di poco conto, che certamente troverà spazio alla luce del dibattito che si preannuncia ricco di stimoli culturali e sociologici.
L’iniziativa è organizzata da La Casa Del Sole Onlus: vi collaborano inoltre le associazioni culturali “Arcadia”, “Toponomastica Femminile” e “Chi Dice Donna”, patrocinata dal Comune di Cori.
V’è da sottolineare che questa iniziativa è anche la tappa finale di un percorso didattico che ha visto coinvolto nelle settimane antecedenti giovani donne migranti della casa di accoglienza di Cori: la loro testimonianza sarà un ulteriore contributo al dibattito che non sarà così solo frutto di teorie e rivisitazione storiche, ma anche vivo confronto con uno dei lati della questione femminile che ne interseca un altro cruciale per il nostro secolo, quello della migrazione. Così affermano le organizzatrici: “Il nostro intento è quello di cambiare una narrazione intrisa di pregiudizi e diffidenza e permettere, mediante l’esperienza artistica, il superamento di una visione monoculare”.
Superare questa visione è, prima ancora che un atto di natura antropologica, un patto squisitamente umano, che apre a nuove possibilità, che oppone a logiche primeve di chiusura cambiamenti che fanno perno sull’urgenza di problematiche sempre più pregnanti, giorno dopo giorno.
In particolare, “Dovremmo essere tutti femministi” è titolo del libro dell’autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie: se la narrazione è sempre viaggio come ci insegna il celebre schema dell’antropologo russo Vladimir Propp, allora questa ne contiene un altro di viaggio, quello che dalla Nigeria porta al Congo, al Senegal per approdare infine in Italia. “Le loro voci cuciranno una trama di connessioni e consapevolezze, di universalità estetica ed empatica, di vissuti in ricostruzione e del necessario coraggio per esigere un cambiamento” – si legge nella nota di presentazione dell’evento, ad indice che l’approdo, prima che fisico e geografico, è sempre e comunque mentale, culturale, tanto più in una società connessa nel grande mercato di prodotti e di idee (e di idee in quanto prodotti).
L’antico convento delle Suore Missionarie d’Egutto, La Casa Del Sole appunto, ospita un numero di sei minori straniere non accompagnate, provenienza Nigeria e Senegal, nonché un nucleo famigliare congolese. “Le dimensioni ridotte del Comune di Cori, la gestione familiare della struttura e le caratteristiche geo-fisiche del luogo, sono gli elementi che contribuiscono a determinare la riuscita del progetto, basato su due pilastri fondamentali: programmazione e formazione” – spiegano dalla Onlus.
E aggiungono – “Lo sviluppo identitario di una nuova cittadinanza, la cui centralità è particolarmente importante nel caso delle MSNA (Minori Straniere Non Accompagnate), muove dalla necessità di mettere al centro del processo di umanizzazione la crescita integrale della minore, la sua costruzione del futuro, la cognizione delle proprie competenze e la progettualità in termini di motivazione, impegno, studio e comprensione della nuova realtà.”
Ecco dunque la risposta al perché dovremmo essere tutti femministi (e soprattutto dovremmo essere tutti più humani): per capire, parafrasando un celebre genovese, dove sono Ella e Kate e Maggie e Lizzie.

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Autore dell'articolo

Mariano Macale