Miti e Leggende — 20 Agosto 2020
Draghi buoni o cattivi? Basta che ci siano

Questo mese è dedicato  a due storie molto diverse che parlano di Draghi. La prima narra di Draghi tradizionali, i quali incutono terrore indipendentemente dalle loro dimensioni e da ciò che fanno. Mentre la seconda storia introduce la visione nuova e moderna della figura del Drago che da alcuni anni si è affermata nella letteratura dell’infanzia. La mia opinione è questa: qualunque sia la rappresentazione del Drago, l’importante è che sia presente e che questo simbolo-archetipo non si estingua poiché è sinonimo di lotta  e perseveranza nel raggiungimento di un obiettivo. Il Drago racchiude in sé l’arduo percorso compiuto nella realizzazione di un sogno e per questo mai sarà dimenticato.

“All’inizio del 1884 F. Sch. Si recò con il padre in un pascolo delle Gollinggraben e mentre era in cerca di stelle alpine si imbatté in un Tatzelwurm. È vero, in precedenza era stato avvertito dal proprietario Blasl e da altri che lì quell’animale era molto conosciuto e che l’anno prima una malgara era stata apparentemente uccisa a morsi, e comunque era stata trovata morta sul posto. Ma spinto dall’audacia giovanile non se ne curò, e mentre scendeva dalla parete con qualche fiore e volle riprendersi le scarpe, all’improvviso comparve un animale orribile che lo paralizzò sul posto per il terrore. Era solo due metri da lui, era lungo da cinquanta a sessanta centimetri, e aveva l’aspetto di una lucertola molto tozza che gli soffiava contro con forza e che cercava di afferrarlo con le sue fauci armate di denti appuntiti. L’animale era cilindrico, grosso come un braccio e aveva il corpo che si affusolava verso la coda. Si vedevano soltanto due “ zampe da bassotto” rivolte verso l’esterno, le zampe posteriori non si vedevano. La pelle era nuda, ma a quanto pareva sul dorso era più ruvida che sui fianchi, il colore andava dal marroncino al grigio rossiccio, più chiaro sui fianchi. Particolarmente evidenti erano lo sguardo fisso, l’aggressività e lo sbuffare e il soffiare dell’animale. Non si percepiva alcun odore, ma a sentire il proprietario Blasl doveva esserci una forte puzza di marcio. Alla fine il giovane riprese coscienza e fuggì più veloce che poté e di lui si persero le tracce. Le sue scarpe e la sua casacca vennero recuperate successivamente dal proprietario Blasl sotto la parete di stelle alpine. Per lui la vendita delle stelle alpine era un bel guadagno in più, e cogliendole era già stato aggredito un paio di volte dallo stesso animale. Sì, anche lui se l’era data a gambe ogni volta, però sapeva dove stava e si teneva il più possibile alla larga dall’animale. Anche tutti i malgari e i cacciatori locali evitavano con cura quel luogo pericoloso”.

“Molto tempo fa c’era un giovane di nome Peter. Egli voleva andare al parco giochi vicino al castello di Wissen. All’improvviso vide un drago rosso e verde. Peter corse e corse, ma alla fine si arrese, e il drago lo afferrò. Il drago volò con Peter per tutta Troisdorf. Peter si fece forza e chiese al drago: “Dove stiamo andando?”, e il drago rispose: “Dove vuoi tu”. A poco a poco incominciarono a parlare sempre di più. Dopo un po’ di tempo il drago chiese: “Vuoi essere mio amico?”. Peter voleva essere amico di quel drago così simpatico. Alle sette Peter doveva rientrare a casa; il drago lo fece scendere, e si misero d’accordo per incontrarsi di nuovo l’indomani”.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova