Cultura Sezze — 15 giugno 2017
“È inutile più sperare” Storia di un’ebrea setina

Lo scorso 5 maggio si è tenuta a Sezze, presso l’Aula Magna dell’I.S.I.S.S. “Pacifici e De Magistris”, la presentazione del libro “E’ Inutile più sperare” scritto dal prof. Giancarlo Onorati e dagli alunni Giulia De Angelis, Marco Di Prospero, Gaia Venditti, Caterina Vitelli e Diana Zoiti. L’idea del libro parte da una ricerca iniziata qualche anno fa dagli alunni dell’Istituto e incentrata sulle vicende di un’ebrea nata a Sezze e morta ad Auschwitz.

Margherita Bondì era il suo nome ed era nata il 23 marzo 1897 dagli ebrei Settimio Sabato Bondì e Fortunata Ascarelli, arrivati a Sezze da Roma con la primogenita Celestina dopo che Settimio, vice cancelliere di pretura, nel novembre del 1895 era stato trasferito presso l’ufficio giudiziario setino.

La famiglia Bondì lasciò Sezze nel febbraio 1898 e, sempre a seguito dei trasferimenti lavorativi del capofamiglia, visse in diversi comuni del centro Italia.

Nel 1924 Margherita sposò l’agente di commercio Raffaele Alfredo Milano, nato a Sora nel 1896 e residente a Roma. Dalla loro unione nacquero Ennio nel 1925, morto all’età di dieci anni a seguito di una febbre di tifo e Silvana nel 1927.

Nel febbraio del 1944, dopo alcuni mesi di clandestinità a Roma, la famiglia Milano-Bondì fu catturata da italiani che collaboravano con i tedeschi. Raffaele fu trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo dello stesso anno mentre Margherita e Silvana furono deportate dapprima a Fossoli e poi ad Auschwitz.

Margherita, già malata, fu uccisa il giorno stesso dell’arrivo nel campo di concentramento; la figlia superò la selezione ma morì nell’aprile del 1945 a Bergen-Belsen dove, nel frattempo, era stata trasferita.

La pubblicazione del libro è stata curata dall’Associazione culturale onlus “Centro Studi Storici sul Lazio Meridionale – Semata”, nata recentemente per promuovere la ricerca storica e l’attività editoriale sul territorio del Lazio Meridionale.

Gli autori hanno condotto le loro ricerche negli archivi pubblici e privati di Sezze, Latina, Roma, Modena e Milano e si sono avvalsi della preziosa testimonianza, anche fotografica e documentale, di Paola Corcos nipote di Raffaele Milano.

La presentazione, curata dal giornalista Emilio Drudi, ha visto la partecipazione di numerosi studenti dell’Istituto e la presenza dell’ebreo setino Spagnoletto e della stessa Paola Corcos.

Un merito particolare va agli autori del libro che, evidentemente colpiti dalle vicende di un’ebrea nata nel loro stesso paese e di sua figlia morta non ancora maggiorenne, quindi loro coetanea, hanno saputo raccontare con dovizia di particolari la storia di una famiglia che, come tante altre durante la seconda guerra mondiale, ha dovuto subire i soprusi di chi, in virtù di una religione diversa, si considerava migliore.  Grazie a loro, Margherita, Raffaele e Silvana che all’inizio erano solo nomi trovati per caso nel database del sito dello Yad Vashem (l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah), adesso sono diventati storia che può e deve essere raccontata perché le future generazioni possano non dimenticare.

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Autore dell'articolo

Daniela De Angelis