Musica — 02 Aprile 2019
Elio e le Storie Tese, paradossi e riflessioni

Dopo il loro deflagrante esordio discografico del 1989 (“Elio SamagaHukapanKariyanaTuru”), il gruppo milanese alza la posta in gioco e pubblica un disco che, non solo supera il livello qualitativo del primo lavoro, ma lo porta a toccare vette maestose ed assurde, fatte di classe e sarcasmo, maestria e folgorante humour.
“Servi della gleba”, il brano che apre l’album, è un’opera tragicomica, che riprende in qualche modo il tema di “Cara ti amo” e lo traspone in una realtà quotidiana e grottesca, fatta di giochi di potere tra maschio e femmina e drammi esistenziali di carattere socio-sessuale.
Se il primo disco era incentrato sui fluidi corporei, questo secondo episodio prende di mira il sesso, in tutte le sue sfaccettature. Dalla ragazza che limona sola della superlativa “Uomini col borsello” al sigarone morbidone di “Essere donna oggi”, dalla realtà grottesca e umana della sopra citata “Servi della gleba” alla storia in bianco e nero di “Pork& Cindy”: tutto porta l’attenzione “…verso il triangolino che ci esalta…” in uno spassoso e sarcastico spaccato del rapporto umano con il proprio (e l’altrui) sesso, in continuo bilico tra arte e oscenità.

Soluzioni sonore e compositive nei brani pescate chissà da dove, “giocando” con mille generi musicali, timing articolatissimi che si intersecano spesso e volentieri tra pari e dispari, e liriche solo in apparenza “demenziali”.

Il tutto confezionato con la solita perizia tecnica e con uno stuolo di ospiti da far accapponare la pelle: Riccardo Fogli, Skardy dei Pittura Freska, Diego Abatantuono, i Chieftains, Enrico Ruggeri e quei ParakramabahuBrothers, che fanno capolino in un altro must della discografia degli Elio e le Storie Tese come “Il vitello dai piedi di balsa”.
Descrivere una ad una le canzoni è un’opera troppo ardua, ma non ci si può esimere dal citare brani come “Supergiovane”, “Pippero”, o il metal sepolcrale di “Urna”.

Ma soprattutto la conclusiva mini-suite “La vendetta del fantasma Formaggino”, condita da citazioni che vanno da Gianni Morandi alla canzone nazional-popolare ed al musical “Jesus Christ Superstar”, ed elaborata con una cultura ed una sapienza tecnica non proprio comuni.
Il secondo disco della band lombarda lascia esterrefatti più del primo, portando gli Elio e le Storie Tese al ruolo di indiscussi capofila del rock demenziale (definizione estremamente riduttiva) italiano e rinfrescando l’atmosfera stantia della musica del belpaese.

A suon di pernacchie, ovviamente!

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Matteo Fraccarolo