Verde&Natura — 22 ottobre 2018
Freya, lucente dea guerriera

Freya (o Freyja, detta anche Vanadìs) era una famosa dea germanica e scandinava e rappresentava la personificazione della bellezza e dell’amore. Non solo, ma proprio come Freyr, veniva spesso rappresentata con un aspetto selvaggio, silvestre, indossando un abito fatto di fiori o a volte di colore verde, e circondata da animali. Di lei si diceva che avesse un aspetto bellissimo e lunghi capelli dorati. Infatti, essendo figli di Njörd, dio del mare ma soprattutto della ricchezza, Freya e Freyr erano spesso associati all’oro, che era presente anche nella cucitura dei loro vestiti e nelle loro lacrime, ed è molto probabile che fossero due gemelli. Tuttavia, Njörd non era un Asi ma un altro tipo di divinità: un Vanir. I Vanir, nella mitologia nordica, erano considerati divinità di minore importanza, talvolta simili a giganti, ma divenuti alleati degli Asi o Aesir (abitanti di Asgard) dopo una lunga ed estenuante guerra. La leggenda vuole che Njörd avesse ceduto a Odino, capo di tutti gli dèi, i suoi due figlioletti per far sì che la guerra terminasse, e che Odino li avesse accolti di buon grado ad Asgard trasformandoli così in Asi. Njörd aveva poi sposato la dea Skadi (in norreno Skaði) da cui è probabile che derivi la parola “sci” (in inglese e in tedesco “ski“) poiché era una divinità invernale, metà dea e metà gigantessa, che viveva sulle montagne cacciando con l’arco e muovendosi con gli sci. Freya aveva invece sposato il dio Odr (in norreno Óðr), con cui viveva nel palazzo di Folkvang (detto anche Fólkvangr in norreno, cioè “campo della gente” o “corridoio del popolo“, a volte tradotto come “campo di battaglia“) dove ogni giorno si suonavano e cantavano canzoni d’amore, ma possedeva anche un altro palazzo chiamato Sessrúmnir, dove aveva il compito di ricevere le anime dei caduti in guerra. Freya era infatti una dea battagliera, nonostante l’aspetto elegante e raffinato: era coraggiosa, agguerrita, molto determinata ed appartenente alla tipologia delle Vachirie. Non è certo se il giorno del venerdì (in tedesco “Freitag” e in inglese “Friday“) potesse essere dedicato a questa dea e a suo fratello Freyr oppure alla dea Frigg, la sposa di Odino. Con la dea Frigg, tuttavia, Freya presentava una serie infinita di caratteristiche in comune: ad esempio la capacità di procurare mariti alle giovani fanciulle, o anche solo nuovi amori, e di essere la protettrice delle spose e del matrimonio. Era inoltre una dea molto potente, dotata quasi degli stessi poteri di Odino, lo sposo di Frigg, il cui nome ricorda quello di “Odr“, talvolta chiamato “Od“, cioè lo sposo di Freya. In alcune versioni della leggenda, Frigg non esiste e la sposa di Odino è appunto Freya. Non solo, ma queste due dee possedevano entrambe il dono della divinazione, e uno degli animali simbolo di Freya era proprio il gatto – rappresentazione della femminilità ma anche della sessualità – uno degli stessi simboli di Frigg. Entrambe avevano il potere di viaggiare nel cielo su un carro trainato da due gatti, ma qualche volta la dea Freya era invece rappresentata su un carro trainato dal cinghiale Gullinbursti, uno dei simboli di Freyr, forgiato con setole d’oro dai nani Eitri e Brokkr. La mitologia nordica indica talvolta questo cinghiale con l’altro nome di Hildisvíni in lingua norrena, ma non è chiaro se sia lo stesso animale oppure un altro, identico a quello di Freyr. Le analogie con Frigg non finiscono qui: si pensa che lo stesso nome “Freya”  – letteralmente “signora” – possa derivare da quello di “Frigg“, che è incerto se significhi “sposa, moglie” oppure “amata, diletta“, ma è possibile che voglia dire anch’esso “signora” poiché questa dea era appunto chiamata “signora degli dèi” o “signora del cielo”. Entrambe erano inoltre due dee guerriere (valchirie) incaricate di raccogliere le anime dei caduti in battaglia e di portarle nel Valhalla, il paradiso degli Asi. A Odino spettava la metà delle anime raccolte, mentre l’altra metà, secondo le varie versioni, spettava o a Frigg o a Freya, altro dato in comune tra le due. Freya, inoltre, veniva talvolta raffigurata con indosso un mantello di piume di falco che le dava il potere di volare nel cielo, proprio come si dice di Frigg e della sua ancella Hlín. Per tutte queste ragioni, le due divinità venivano spesso confuse o considerate l’una la derivazione dell’altra. In alcuni poemi non vengono neppure distinte, e si pensa che le loro storie possano essere state scritte in parallelo, cioè siano la stessa storia raccontata prima dal punto di vista degli Asi e poi dal punto di vista dei Vanir. Altri simboli di Freya erano il corvo – uno dei simboli delle Valchirie – e la rosa, ma l’oggetto più famoso attribuito a questa dea era la collana Brisingamen  – in norreno “Collana dei Brisinghi “- forgiata dall’oro per lei da tre nani appartenenti alla suddetta stirpe, dopo una lunga contrattazione durante la quale la dea aveva dovuto cedere alle loro avances per ottenere il prezioso gioiello.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova