Fantasia — 09 Agosto 2019
Gli Archi del Destino – I Parte

C’era una volta un luogo alto, arroccato e impervio. Solo i più temerari si azzardavano a raggiungere una meraviglia naturale tale. Era un bosco costituito per lo più da faggi cresciuti nel terreno di una montagna chiamata Semprevisa. Questo bosco era celebre per la sua bellezza incontaminata. Era una distesa di verdi prati gentilmente adagiati su un terreno calcareo candido, dove di tanto in tanto spuntavano come curiosi dei cespugli di ginepro. Ancora guardandosi intorno possono notarsi le verdeggianti felci che creano allegria ed è come se invitassero qualcuno a festeggiare poiché ne sono sempre in vena. Questa foresta era molto antica e ancora ben rispettata persino dagli uomini che abitavano più a valle. Nessuno era a conoscenza del fatto che il bosco in questione fosse incantato e, in particolare, i faggi erano alberi animati. Essi si muovevano e comunicavano proprio come gli esseri umani e gli animali del luogo. Loro erano Custodi di Alberi. I faggi controllavano, proteggevano e regolavano il microcosmo costituito dalla foresta, la quale aveva i suoi ritmi e non solo la flora intera ne faceva parte, ma la stessa fauna condivideva e viveva in armonia con tutto ciò che la circondava. I custodi di alberi erano una stirpe nobile di alberi antichissimi, oramai quasi del tutto scomparsa. Questi vegliavano sul mondo naturale per difendere e aiutare la sopravvivenza di Madre Natura. Gli antichi faggi erano assistiti anche da alcune creature del Piccolo Popolo, in particolare gli gnomi.

Da molto tempo, i faggi trascorrevano le loro giornate con una costante preoccupazione legata a un problema di difficile risoluzione. Purtroppo, da più di due secoli, la Madre Terra soffriva di una malattia che la rendeva sempre più debole. Il suo incurabile male si diffondeva velocemente e oramai aveva raggiunto lontanissime latitudini del nostro caro pianeta. La situazione era irta di ostacoli e assai grave e tutti gli esseri erano in allarme. Ad eccezione dell’uomo, il quale sembrava totalmente disinteressato a tutto ciò. Nello stesso  periodo, in cui i custodi di alberi discorrevano cercando di trovare una cura o almeno un antidoto che potesse arginare il cancro che stava divorando la nostra Terra, a pochi chilometri di distanza dalla Faggeta, esisteva un luogo assai rinomato per la sua rilevanza storico-archeologica. In questo posto si ergevano due archi conosciuti con la denominazione di Archi di San Lidano. San Lidano era un frate proveniente da Artena e secondo una leggenda medievale, egli fondò un monastero nella località Tre Archi. In origine, suddetti archi costituivano un ponte romano, il quale sovrastava un fiume bonificato probabilmente durante il Medioevo.

Questi Archi sono i protagonisti di un insolito evento a cadenza annuale, ciò avviene ogni notte di San Giovanni tra il 23 e 24 Giugno. In una di queste notti, una ragazzina si trovava fuori casa dagli zii per una cena. Era una soave serata estiva e la casa in questione delimitava i due Archi di San Lidano, il nome della ragazzina era Lucilla. In quella particolare sera di San Giovanni, si festeggia il solstizio d’estate e Lucilla stava rincorrendo le lucciole nel giardino degli zii. Improvvisamente tutta la famiglia viene richiamata in casa per il gelato, ma Lucilla indugiò poiché era troppo presa nella sua corsa. D’improvviso, l’atmosfera del luogo si trasformò come se tutto ciò che circondava Lucilla facesse parte di un sogno a occhi aperti. La ragazzina notò dei forti bagliori di luce dorata accanto ai due Archi di San Lidano, e incuriosita si avvicinò. Si sentiva smarrita ma allo stesso tempo il suo cuore le diceva che non c’era nulla da temere. Avvicinandosi notò che uno dei due Archi era illuminato e osservandolo da vicino non seppe resistere al desiderio di sfiorare con le dita quella luce così bella e benevola. E in un battibaleno si ritrovò a varcare l’Arco. Lucilla emozionata giunse in un altro luogo con gli occhi chiusi per il timore, ma quando li aprì si trovò dinanzi all’immagine più maestosa che avesse mai visto nella sua giovane vita. Lucilla aveva solo 10 anni e nonostante fosse molto acuta e sveglia non poté fare a meno di non credere al paesaggio che gli si stagliava innanzi. Guardando incredula alla sua sinistra, vide giungere sorridente uno gnomo dal cappello a punta rosso che le prendeva teneramente la mano e chiamandola per nome le diede il benvenuto nella terra di Verdesia. Lo gnomo si chiamava Nodino e rassicurandola le disse la ragione per cui lei fosse giunta in quel luogo splendido.

….Continua ad Agosto

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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