Fantasia — 16 Novembre 2019
Gli Archi del Destino – II Parte

Lucilla emozionata giunse in un altro luogo con gli occhi chiusi per il timore, ma quando li aprì si trovò dinanzi all’immagine più maestosa che avesse mai visto nella sua giovane vita. Lucilla aveva solo 10 anni e nonostante fosse molto acuta e sveglia non poté fare a meno di non credere al paesaggio che gli si stagliava innanzi. Guardando incredula alla sua sinistra, vide giungere sorridente uno gnomo dal cappello a punta rosso che le prendeva teneramente la mano e chiamandola per nome le diede il benvenuto nella terra di Verdesia. Lo gnomo si chiamava Nodino e rassicurandola le disse la ragione per cui lei fosse giunta in quel luogo splendido. Il cielo di Verdesia aveva tre soli posti ai vertici di un triangolo immaginario. Erano tre soli di colore diverso, rosa, verde e giallo: Rose, Wird e Gelbe. Si stagliavano su un cielo azzurro puro e sormontavano un territorio verde circondato solo da natura fatta di ogni forma e tipo di fiore, cespuglio e albero. La fauna che lo popolava era costituita da farfalle, api, fenici, aquile, draghi, unicorni, cavalli, lepri, scoiattoli e molti ancora. Nodino stava accompagnando Lucilla al Gran Consiglio degli Gnomi che si tiene una volta l’anno, ogni notte di San Giovanni. Questa volta, al Gran Consiglio degli Gnomi, c’erano tutti i rappresentanti delle più importanti famiglie.
Lucilla era esterrefatta e incredula, si guardava intorno poiché c’era ogni tipo di essere che aveva animato la sua infanzia: Gnomi, Folletti, Fate, Elfi, Trolls e infine Custodi di Alberi. Tutti l’attendevano seduti intorno alla Pentatavola. Una tavola a forma di pentagono simboleggiante i quattro elementi della terra: aria, terra, acqua e fuoco e al centro la Madre Terra rappresentata da un cuore verde e rosso. Lucilla fu fatta sedere di fronte alla Regina degli Elfi, Sighda. Essa affiancava il Re degli Gnomi, Melusio che una volta presentatosi a Lucilla le spiegò finalmente la motivazione per la quale si trovasse lì. Lucilla era stata prescelta da tutto il Piccolo Popolo per aiutarli a salvare Madre Natura da quel male incurabile chiamato dagli esseri umani Inquinamento. Lei era stupita da ciò che aveva appena udito. Trascorso qualche minuto di silenzio intriso di profonda riflessione, caratteristica inaspettata da rintracciare in una ragazzina di dieci anni, Lucilla articolò le sue prime parole tremanti d’emozione. Ella dichiarò di fronte a Sighda e a Melusio che li avrebbe aiutati coraggiosamente. A quel punto il Re degli Gnomi e la Regina Elfica si scambiarono un’occhiata d’intesa e guardarono con fermezza Lucilla informandola sulla sua titanica missione. Sighda teneramente le disse che questa sarebbe stata una missione pericolosa e che la via del ritorno niente affatto agevole. Lucilla avrebbe intrapreso un lungo viaggio verso i Lidi Oscuri. In quel luogo dimorava il male puro, alimentato da inestricabili ingranaggi intrisi di olio nocivo. Laggiù tutto è artificiale e artificioso e ogni essere di vita perisce. È un luogo che si è esteso con il volgere dei secoli di pari passo all’inquinamento e alla sete di potere nonché al desiderio famelico e insaziabile di materialismo da parte della Gente Alta. Il viaggio da intraprendere era periglioso, ma Lucilla non sarebbe stata sola. I suoi compagni di ventura furono scelti tra i più valorosi di Verdesia. Lo gnomo Nodino, poiché piccolo e agile; la fatina Sterna, coraggiosa e implacabile e il custode di alberi della Faggeta del Monte Semprevisa, Herbst, accompagnato da un piccolo e tenero fiore blu, sconosciuto agli umani. Esso dimorava in una cavità di Herbst, il suo nome era Berlise. Il custode di alberi era l’essere più saggio di tutti, aveva un’età millenaria e conosceva bene come andava il mondo. Lui teneva impresso nella mente il percorso che guidava ai Lidi Oscuri, e una volta formato il gruppo, tutti partirono non del tutto consapevoli di ciò che avrebbero incontrato e affrontato nel loro percorso per la salvezza del mondo intero. I Lidi Oscuri erano distanti e non ci si giungeva con facilità.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova