Fantasia — 16 Novembre 2019
Gli Archi del Destino – III Parte

Era un luogo ubicato in un’altra dimensione, difficoltosa da raggiungere. Herbst, era un vecchissimo faggio, custode di alberi tra i più antichi in vita e, un giorno in maniera casuale, passeggiando in tranquillità si spinse all’interno della Faggeta della Semprevisa, esattamente al suo centro, e ciò che notò fu un albero dall’aspetto molto singolare. Era un faggio a sua volta e il suo tronco si snodava in due robusti tronchi più piccoli, i quali si ergevano slanciati verso l’alto fogliame della foresta. Osservando meglio questo possente essere verde, racchiuso in esso, si riusciva a scorgere non più due tronchi separati, ma connessi da un’unica base lignea. Questi tronchi parevano due amanti incarnati e rappresentavano il passaggio verso l’altra dimensione: i Lidi Oscuri. Tutto il gruppo era pronto con animo fermo a presentarsi dinanzi al passaggio e intraprendere così il percorso che li avrebbe spinti fino all’atroce meta. Esso si trovava ancora nei pressi degli Archi di San Lidano e raggiungere la vecchia Faggeta del Monte Semprevisa a piedi era compito arduo. Solo Herbst sapeva cosa fare, tutti sarebbero giunti alla Faggeta grazie all’ausilio del fiore blu Berlise custodito dal vecchio faggio. Improvvisamente per incanto, Berlise intensificò il suo colore blu illuminandosi di luce intensa e senza accorgersene il gruppo si ritrovò nella vecchia Faggeta innanzi all’albero umanizzato, quindi al passaggio dimensionale. Il passaggio veniva azionato grazie allo sfioramento della mano sul tronco pensando al luogo cui si desiderava raggiungere e in quel momento, con grande stupore di tutti i membri del
gruppo, in particolare di Lucilla, i due tronchi si abbracciarono e presero vita. Era una visione celestiale, intensa e romantica, poiché quei due tronchi altro non erano che due innamorati. Un uomo e una donna di corteccia, i quali si tenevano stretti in un avvolgente e tenero abbraccio legnoso. Era stupefacente, ma vero, dal loro abbraccio affettuoso si apriva un varco tridimensionale e il gruppo lo attraversò senza indugiare. Il tunnel spazio-temporale velocemente li fece giungere nella devastazione dei Lidi Oscuri.
La prima sensazione nel vedere quel luogo desolato fu tristezza accompagnata da angoscia. Il cielo era nero e il vento soffiava violento e sferzante. Il paesaggio era brullo, sterile, la terra grigio-nerastra e un gran fiume di inchiostro fluiva nelle vicinanze. Si ergevano solitari e silenziosi alberi dal fusto dritto e esile, né foglia né fiore decoravano quelle creature un tempo vegetali e ora più nulla. Parte di essi era costituito da nero metallo minaccioso e polvere ferrosa era adagiata al suolo, piuttosto che terreno profumato friabile. Né luce né sole presenziavano in quel luogo lugubre.
L’impavido gruppo cominciò a muoversi e a perlustrare ogni angolo di quel triste paesaggio. La loro missione era trovare la fonte del male che affliggeva il pianeta Terra. Herbst conosceva bene quel postaccio e coloro che lo abitavano. Chi lo abitava, infatti, non era un essere vivente convenzionale, i suoi seguaci erano fatti della sua medesima essenza, al tempo stesso, malvagia e nociva. Colui che regnava sui Lidi Oscuri era il Dominatore, così veniva chiamato dai suoi sudditi. Esso era l’obiettivo della missione del gruppo di coraggiosi giunti così lontano nelle viscere della Terra. Il Dominatore era un enorme macchia nera allo stato liquido, costituita da plastica, petrolio e puro oblio. Alla sua vista, ciò che si avvertiva era profondo malessere, disumanità e disperazione. Era la voragine che risucchiava e non restituiva, ciò che rimaneva era violenza, materialismo e sterilità infinita.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova