Fantasia — 16 Novembre 2019
Gli Archi del Destino – IV Parte

In questa missione, Lucilla era in rappresentanza di tutta l’umanità e sarebbe stata proprio lei a fronteggiare il Dominatore. Il gruppo era vigile e fiero, era pronto a combattere il gran capo del male. Herbst lo aveva già incontrato e sapeva bene di cosa fosse capace. Dopo tanto ricercare, Herbst aveva appreso che l’unico essere in grado di contrastare l’immensa potenza del Dominatore era un essere umano puro. L’orrenda macchia si nutriva della paura, degli incubi e della tristezza degli umani trasformando il cuore degli uomini in ingranaggi e olio. Nel contempo, essa versava nelle viscere del pianeta tutto ciò che fosse malsano e repellente diffondendosi come un cancro divoratore di vita. Herbst temeva per la sorte di Lucilla e cercò di spiegarle che cosa sarebbe successo una volta giunti al cospetto del Dominatore. Lui tentò di prepararla nell’animo, ma non c’era in assoluto certezza di trionfo in tale scontro, il quale non aveva precedenti nella storia dell’umanità. Lucilla sperava di essere all’altezza del compito; era una ragazzina di gran carattere e di estrema tenacia, ma questa sfida avrebbe potuto significare la sua morte. Il gruppo non era pronto a un epilogo di questo tipo e nel frattempo, le relazioni tra i membri si erano irrobustite con il trascorrere dei giorni insieme. Il Dominatore viveva nella sua spaventosa dimora, costituita da un vorticoso intreccio di rami morti in putrefazione. Tali rami erano costellati di innumerevoli spine, il cui veleno era letale. La dimora del Dominatore si ergeva minacciosa su una piana desolata circondata da un silenzio assordante. I membri del gruppo giunsero dinanzi alla dimora sinistra e spaventosa. Un brivido percorse il loro corpo e li invase fino al meandro più nascosto del loro cuore.  Erano tutti agitati, ma allo stesso tempo, consapevoli del compito da portare a termine. Raggiungere l’orrenda macchia non sarebbe stato affatto semplice poiché la fortezza era ben sorvegliata dal Metallico Esercito. Esso costituiva la guardia personale del Dominatore, erano forti, precisi e spietati. Esseri umanoidi di metallo plasmati solo con uno scopo: distruggere il Bene, il Bello e tutto ciò che è naturale e vivo. Il gruppo, facendosi forza l’uno con l’altro, entrò in quel posto angosciante. Tutto era silenzioso, lugubre e oscuro. Improvvisamente, dinanzi a loro si innalzarono possenti e avitali le guardie del Metallico Esercito. L’incontro fu scioccante, e a questo punto si fece avanti con impavida attitudine la fata Sterna che fino a quel momento era stata in disparte. Sterna era di statura bassa e bionda con occhi verdi come i prati di Islanda e vestita di una lucente argentea armatura. Il suo atteggiamento era sempre stato riservato e schivo. Nessuno dei componenti del gruppo si sarebbe aspettato di vedere Sterna fronteggiare il Metallico Esercito. Essa era una donna con un grandissimo coraggio e un potere immenso. Questo consisteva nell’essenza di Madre Natura. Facendo volteggiare le sue esili e candide mani in movimenti leggiadri, una forte luce verde bosco profumata venne sprigionata. In un sol colpo centinaia di guardie furono annientate. In quel momento, tutti compresero la motivazione per cui Sterna fosse lì. Grazie al suo potere avanzarono velocemente tra gli infiniti angoli bui della dimora del Dominatore.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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