Montagna — 02 Aprile 2019
Gli ottomila.. sfida senza tempo

Negli ultimi giorni abbiamo sentito molto parlare di alpinismo, di ottomila, di campo base e di acclimatamento.  Con il termine ottomila si indicano le 14 montagne che superano gli 8000 metri di altitudine. Esse si trovano tutte nell’Asia centro-meridionale, 9 sono ubicati nella catena dell’ Himalaya (Everest, Kangchenjunga, Lhotse, Makalu, Cho Oyu, Dhaulagiri, Manaslu, Annapurna, Shisha Pangma) e 4 in quella del Karakorum (K2, Gasherbrum I, Broad Peak, Gasherbrum II). Il Nanga Parbat è invece l’unico che non fa parte di queste due catene essendo situato in Kashmir. In ordine di altezza troviamo l’Everest (8848 m) seguito dal K2 (8611 m) e dal Kangchenjunga (8586 m). Il più “piccolo” dei 14 è lo Shisha Pangma (8027 m). Tutte queste montagne hanno segnato la storia dell’alpinismo moderno avendo rappresentato delle vere e proprie sfide per gli alpinisti più esperti di tutto il mondo. Il primo ottomila ad essere scalato è stato l’Annapurna (1950) e l’ultimo è stato lo Shisha Pangma (1964). Il primo uomo ad aver scalato tutti i 14 massicci è stato l’italiano Reinhold Messner impiegando per questa sua impresa 16 anni (dal 1970 al 1986). Scalare queste montagne richiede una preparazione fisica e mentale notevole sia per le difficoltà tecniche, sia per l’elevata altitudine che si raggiunge. Al di sopra degli ottomila metri le temperature sono bassissime, il vento è fortissimo e l’aria è rarefatta. Per questo motivo inizialmente si faceva uso di bombole di ossigeno come ausilio alla respirazione e solo successivamente si è passati a scalate senza di esse (stile alpino). Durante l’ascesa di una montagna vengono allestiti dei campi a varie quote. Nel punto di partenza viene allestito il campo base, solitamente in un luogo considerato sicuro ed attrezzato con piccoli edifici e tende. In esso gli alpinisti possono sostare piuttosto comodamente o rifugiarsi in caso di condizioni meteorologiche e climatiche avverse. Nel caso di montagne che richiedono più giorni di scalata (come gli ottomila) lungo il percorso vengono allestiti altri campi. L’importanza di tali campi sta nel fatto di permettere agli alpinisti di acclimatarsi all’alta quota: la tecnica che usualmente si utilizza è quella di fare la spola fra i campi piazzati a varie quote quindi dal campo base si raggiunge il campo numero due, e si ridiscende al campo uno, dove si pernotta; il giorno seguente si sale al campo tre per poi ridiscendere e pernottare al campo due; e così via. L’acclimatamento è il complesso processo fisiologico che il corpo umano adotta per far fronte alla carenza di ossigeno nel sangue (ipossia) a seguito della diminuzione della pressione atmosferica a quote elevate. I disturbi tipici di un non corretto acclimatamento sono mal di testa, perdita di appetito, nausea, spossatezza, vertigini, insonnia e, nei casi più gravi, l’edema polmonare o cerebrale. Altri rischi sono l’ipotermia e il congelamento oltre ovviamente a quelli dovuti agli aspetti morfologici dell’alta montagna (valanghe, crepacci, distacco di seracchi, frane, dirupi). Il fascino dell’uomo per la montagna ha radici antiche, inizialmente legata alla sopravvivenza e alla ricerca di posizioni difendibili per poi assumere una connotazione religiosa e spirituale (pensiamo al Monte Olimpo). Le motivazioni che spingono gli scalatori moderni sono assai diverse, la ricerca di nuove sfide, l’esplorazione, l’amore per la natura ed una predisposizione genetica alla fatica, alla sofferenza, all’allenamento. Non è follia anche se per noi persone “normali” è difficile capire cosa possa spingere una persona ad affrontare il freddo, la fatica e i pericoli. Non può essere la fama, perché quasi nessuno conosce i nomi degli alpinisti che hanno fatto la storia dell’alpinismo, non possono essere i soldi, dato che nessuno di questi uomini è diventato ricco, non può essere la soddisfazione di aver raggiunto la cima. L’alpinista inglese George Mallory disse che la vetta dell’Everest è un simbolo “del desiderio dell’umanità di conquistare l’Universo” e a un giornalista che gli chiese perché volesse raggiungerne la cima, diede una risposta diventata molto famosa: “Perché è lì”.

(Visited 2 times, 1 visits today)

Articoli correlati

Condividi

Autore dell'articolo

Giorgio Agostini
Giorgio Agostini