Cultura Sezze slider — 17 Febbraio 2021
Grotta Vittorio Vecchi, scrigno di archeotesori

La grotta Vittorio Vecchi a Sezzeche si trova sul lato del Monte Fulcino, in località Longara, è uno degli esempi di quanto questa zona abbia contribuito ad arricchire la conoscenza generale sulla preistoria di tutto il centro Italia. Per gli addetti ai lavori l’importanza storico-archeologico dell’area Setina dei Monti Lepini è ben nota, ma al grande pubblico sono per lo più sconosciute le scoperte e i reperti ritrovati nel corso degli anni.

I più antichi e noti ritrovamenti riguardano le pitture rupestri presso il cosiddetto “Arnalo dei Bufali”, con la raffigurazione dell’uomo a Phi trovata da Le Blanc nel 1939 e le ricche rappresentazioni a carboncino di figure animali presso Riparo Roberto risalenti alla Preistoria.

Più recentemente, esplorata per la prima volta sul finire del 1987 durante una spedizione speleologica,la Grotta Vittorio Vecchi ha rivelato un piccolo tesoro archeologico. Sigillata da un crollo in antico, probabilmente durante il periodo tardo Repubblicano di Roma, custodiva all’interno dei suoi 160 metri prove di un contesto funerario datato con una certa precisione all’Età del Bronzo (2200-1300 A.C).

I saggi esplorativi e gli scavi veri e proprihanno portato alla luce uno straordinario ritrovamento: centinaia di ossa appartenenti a più di quaranta individui, in una stratigrafia molto complessa che ha impegnato gli antropologi in un lungo lavoro di identificazione dividendo per sesso ed età le ossa rinvenute, riuscendo a calcolare così la presenza di13 uomini, 16 donne e 11 bambini. Oltre ai resti umani, una gran quantità di frammenti ceramici decorati appartenenti per la maggior parte alla media età del Bronzo e alcuni oggetti metallici hanno consentito di ipotizzare che si trattasse di un contesto funerario. La grotta dunque era stata usata come cimitero, dove i defunti erano stati deposti con i loro corredi. Purtroppo quasi nulla era conservato nella posizione originale, a causa probabilmente di infiltrazioni di acqua e altri eventi naturali, questo, però non ha intaccato l’importanza del ritrovamento, quasi unico per quantità di materiali ritrovati.

Conservati oggi presso il Museo Archeologico di Sezze, questi ritrovamenti incredibili e gli studi effettuati su di essi hanno permesso una maggiore conoscenza delle pratiche funerarie della protostoria Laziale, andando a definire meglio l’immagine degli uomini e delle donne che abitavano questo nostro territorio più di 5 mila anni fa.

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Autore dell'articolo

Beatrice Agostini
Beatrice Agostini