Attualità Sezze — 06 gennaio 2016
Guerra e prigionia, la storia di un setino

Luigi Protani

Il 10 giugno 1940, dichiarando guerra a Gran Bretagna e Francia, l’Italia prendeva ufficialmente parte alla seconda guerra mondiale ma, già dalle prime iniziative, rivelò l’insufficienza delle sue forze armate. Tra i giovani sezzesi partiti per difendere la patria, molti morirono in battaglia, altri furono fatti prigionieri e solo i più fortunati fecero ritorno a casa. Ho avuto il piacere di conoscere un signore di Sezze che, oltre ad aver fatto la guerra, ha vissuto il dramma della prigionia: Luigi Protani, detto Brigante, nato il 4 novembre 1920, partì militare l’8 febbraio del 1940 con destinazione Livorno e il giorno diciannove dello stesso mese, a bordo della nave militare Duilio, salpò da Napoli alla volta della Libia dove, già dal mese di giugno, l’aeronautica militare inglese bombardava le piattaforme petrolifere italiane.

Sbarcati a Derna, si diressero a Bengasi e poi verso il confine tra Libia ed Egitto con l’obiettivo di invadere quest’ultimo. Il 14 giugno 1941 l’Italia bombardò Alessandria d’Egitto e il 28 giugno morì, in un tragico incidente aereo, l’allora governatore della Libia Italo Balbo, sostituito poi dal Generale Rodolfo Graziani.

A settembre, dopo aver invaso l’Egitto, l’Italia stabilì il fronte nella città di Sidi El Barrani. Luigi in quel periodo fu ricoverato nell’ospedale da campo di Derna e a dicembre dello stesso anno, prese parte alle battaglie che videro gli inglesi sconfiggere l’esercito italiano con conseguente caduta di Sidi El Barrani e la cattura di ben 38.000 soldati.

Luigi ricorda che gli inglesi combatterono dall’alba al tramonto distruggendo tutto con i loro carri armati; per i soldati italiani, rimasti in pochi e male equipaggiati, la sconfitta fu inevitabile.

Una volta fatti prigionieri, furono condotti in una piazza ad Alessandria d’Egitto e, più tardi, nella zona delle piramidi. Dopo ventotto giorni di navigazione a bordo della nave Mauritania giunsero a Durban, in Sud Africa, e da lì nel campo di prigionia di Zonderwater vicino Pretoria che, nato nel 1941 come una tendopoli, nel 1943 fu trasformato nel più grande campo di prigionia costruito dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. La vita per Luigi non fu semplice: come altri soldati, fu mandato a lavorare presso una famiglia, tra il 1944 e il 1945 fu ricoverato nell’ospedale militare per mal nutrimento e solo dopo la fine della guerra, il 7 marzo 1946, attraverso un viaggio a ritroso dall’Egitto a Napoli riuscì a tornare in Italia.

Luigi, invalido a una gamba già dall’età di dodici anni, partì in guerra che non aveva ancora la barba e tornò che era uomo. La mancanza di cibo e le condizioni precarie della prigionia sono ancora impresse nella sua mente nonostante siano passati tanti anni. Tra i vari aneddoti, mi ha raccontato di quella volta che gli estrassero a crudo un dente, di quando mangiavano il cibo pieno di sabbia, di quando per ben due volte credette di morire perché morso da uno scorpione e di non aver mai dormito su un letto per sei anni. Ma Luigi è stato più forte delle avversità e, tornato a Sezze, sposò Adriana Proia da cui ha avuto tre figlie: Teresa, Anna e Maria Antonietta. Ringrazio Luigi Protani per avermi raccontato la sua storia dandomi anche l’occasione di parlare di Zonderwater e del dramma che accomunò tanti giovani italiani.

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Autore dell'articolo

Daniela De Angelis