Verde&Natura — 07 aprile 2017
Il fatale sguardo del Basilisco

Questo mese è dedicato ai Basilischi e ai Serpenti fatati. Secondo Plinio, il termine “Basilisco” deriva dal greco antico “basiliskos” o “regulus” e identificava il velenoso serpente coronato poiché possedeva delle  macchie sulla testa  e somigliavano ad una piccola corona. Marco Anneo Lucano, poeta epico romano nel suo poema “Pharsalia”, riferisce che dal sangue di Medusa nacquero tutti i serpenti della Libia: l’aspide, l’anfesibena, l’ammodite e il Basilisco, sebbene questo fosse molto diffuso anche in Egitto. Il Basilisco è presente  come serpente velenoso anche nella Bibbia. Secondo tradizione, esso nasce quando un vecchio gallo dal piumaggio nero depone un uovo che viene covato nel letame da un serpente o da un rospo. Nel 1474, il Consiglio di Basilea condannò a morte un gallo di undici anni per aver deposto un uovo, esso fu decapitato e bruciato con il presunto uovo. Tradizionalmente, il Basilisco è rappresentato come un serpente alato con la testa e le zampe di gallo e occhi capaci di uccidere in un istante e un alito velenoso. L’unico modo per ucciderlo è quello di porgli davanti uno specchio, in tal modo si ucciderà da solo attraverso il suo fatale sguardo. L’unico animale in grado di ucciderlo sembrerebbe la donnola con il suo odore. Sempre Plinio narrava che il Basilisco risiede nel deserto perché lo crea, difatti ai suoi piedi cadono animali morti e imputridiscono i frutti e dove si abbevera avvelena con il suo fiato la fonte per secoli. Un tempo, i Basilischi erano molto diffusi lungo tutta l’area alpina, nel Tirolo austriaco, in aree montuose della Germania  e nell’Europa dell’Est. Essi dimoravano nelle grotte, nei pozzi sotterranei e custodivano preziosi tesori. Oggi queste creature sono quasi del tutto estinte. A proposito del Tirolo, in questi luoghi vivrebbe o visse il cosiddetto “Haselwurm” (dal tedesco “verme del nocciolo”), citato anche da Teofrasto, filosofo e botanico greco antico. Secondo la tradizione popolare, esso abiterebbe in grosse cavità piazzate vicino agli arbusti di nocciolo e la sua presenza è evidenziata dal vischio sugli arbusti. Questo essere si nutre delle foglioline tenere del nocciolo e gli abitanti dell’Alto Adige credono che mangiare un Haselwurm, per chi ci riesca naturalmente, permetta di ottenere poteri magici e forze soprannaturali. Nelle vicinanze del castello di Itter, nella valle di Bressanone, vicino Bolzano, esiste una collina con molti noccioli e si dice che ci sia un Haselwurm ed un tesoro da lui custodito. Esso esce solo con il buio, mai di giorno, e le notizie che riguardano le sue fattezze sono contraddittorie, alcuni affermano che sia un serpente totalmente bianco, mentre altri lo indicano colorato e sembra appartenere alla stessa stirpe del serpente della Genesi biblica. Un’altra storia narrata da mia madre, che gli raccontava il nonno paterno, narra di un serpente gigantesco a custodia di un immenso tesoro e che vivesse nei pressi di Velletri vicino una fonte attigua al bosco ben nascosto, il quale appariva in sogno alle persone più impavide e meritevoli per il loro scarso attaccamento ai beni  materiali. Questo serpente prometteva di donargli questo immenso tesoro a patto che il fortunato si facesse avvinghiare dalla gigantesca serpe e che avesse retto lo sguardo di questa con fierezza.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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