Miti e Leggende — 16 Marzo 2020
Il Flautista celeste e il Re dei draghi

Questo mese di marzo viene dedicato a una fiaba orientale, nella quale i draghi sono bonari, generosi e saggi. Essi sfoggiano tutte le migliori virtù degli esseri celesti leggendari, i quali vivono nel lontano regno del mito, nonostante il loro esempio cerchi di fare capolino e da sfondo alle nostre vite in ogni istante (fortunatamente). L’arrivo della primavera è vicino e una storia dal sapore antico, dolce ed eterno ci insegna più di quanto si riesca a credere. Il valore della ricompensa percorre l’intero racconto grazie al sentimento più nobile a essa connesso: l’umiltà. Colui che ne possiede, mai dovrà temere poiché è destinato a grandi cose, non perché il destino lo abbia scelto, bensì è lui che ha Scelto come suo destino di perseguirla. È necessario assumersi la responsabilità delle proprie scelte ad ogni costo, tanto giuste o sbagliate risultino essere. Ad ogni modo, il coraggio è rara virtù, come colui che la possiede, e proprio per questa ragione è difficile sfoderarlo. Oggi, nella odierna società, sono più unici che rari gli episodi di una certa rilevanza che abbiano a che fare con il coraggio, ma personalmente penso che Tentare sia il migliore tra gli atti di coraggio e ciò non è mai vano, poiché ci si distingue dalla massa con umiltà nel Tentativo di lasciare un segno e per fortuna spesso ciò accade.

 C’era una volta un pescatore che sapeva suonare così bene il flauto di bambù che persino gli uccelli lo ascoltavano in silenzio e gli uomini lo chiamavano il flautista celeste. Un giorno era seduto sulla riva di un grande lago e suonava tutto svagato dopo aver gettato la rete. Proprio in quel giorno il re dei draghi, che viveva in quel lago, aveva invitato i suoi amici a cena, e quelli banchettavano e bevevano tutti allegri quando udirono quella musica divinamente bella. Tutti ne furono così affascinati che chiesero da dove provenissero quei  suoni. Furono fatte delle ricerche, e finalmente si scoprì il pescatore. Venne condotto a palazzo, e il re dei draghi lo pregò di intrattenere il figlio con il suo flauto. Lusingato, il pescatore acconsentì e rimase a corte per la durata di tre anni. Alla fine però fu preso da tanta nostalgia di casa che non fu più possibile trattenerlo, e dato che nel frattempo il principe aveva imparato a suonare il flauto, lo lasciarono andare. Ma prima poteva prendere nella camera del tesoro regale quello che più desiderava. Egli però non scelse nulla dell’oro e delle pietre preziose che stavano ammucchiate là, bensì un semplice paniere e un impermeabile di canna. Così, spiegò al figlio del drago stupito, si sarebbe assicurato il mantenimento, perché sarebbe potuto andare a pesca anche sotto la pioggia. Il generoso re dei draghi però non si accontentò di questi doni modesti, ma li trasformò magicamente: da allora in poi il paniere ebbe il dono di essere sempre pieno, anche quando il pescatore non aveva preso niente; il mantello, invece, come un paio di ali lo condusse nei laghi più lontani. Così il pescatore non mancò più di niente e poté continuare a suonare il suo flauto felice e contento ogni volta che ne aveva voglia e incantare così uomini, animali ed esseri immortali.

(Visited 1 times, 1 visits today)

Articoli correlati

Condividi

Autore dell'articolo

Cristina Villanova
Cristina Villanova