slider Speciali — 24 settembre 2012
Il mito di Dioniso e il culto della vitae

Storia di un dio pagano simbolo delle tante contraddizioni presenti nella vita dell’uomo

Nella mitologia greca il dio del vino è Dioniso mentre in quella romana è chiamato Bacco e sostanzialmente rappresentano la stessa divinità

Nel mese di settembre avviene l’interessante fenomeno astronomico dell’equinozio di autunno che ogni anno cade nel giorno 22 o 23 e quest’anno cadrà il 22 settembre alle ore 14.49. La parola “equinozio” è di origine latina “equi-noctis” ossia “notte uguale” al giorno, ciò significa che nell’arco dell’intera giornata suddetta, la lunghezza delle ore di luce è quasi uguale a quella delle ore di buio, quindi dodici ore circa sia nella fase diurna che notturna. Dagli albori della vita, l’autunno e settembre hanno evocato nella nostra mente l’immagine dell’uva, della vendemmia e soprattutto della bevanda principe dalla quale deriva, cioè il vino. Nella storia e nella cultura dell’uomo, “il nettare degli dei” ha avuto sempre un ruolo fondamentale. Ad esempio, nella Bibbia si attribuisce a Noè la scoperta del vino, ma anche nell’Antico Egitto era tradizione raccontare come il “verde” Osiride insegnò agli uomini l’arte di incannucciare la vite e di ricavarne la sublime bevanda. Nella mitologia greca il dio del vino è Dioniso, mentre in quella romana è chiamato Bacco e sostanzialmente rappresentano la stessa divinità. Questa figura pagana è molto interessante rispetto alle altre perché rappresenta la molteplicità degli aspetti della vita legati all’uomo; simboleggia la festa, il divertimento, la gioia e ciò deriva dall’ebbrezza che si prova nel bere il vino. Questo forte legame tra Dioniso e la vite lo si deve anche al fatto che fu sempre venerato dai contadini, in particolare, come protettore degli alberi da frutto. Difatti era tradizione collocare nei frutteti un’immagine del dio sottoforma di tronco d’albero, perché si diceva che fosse stato Dioniso a scoprire le piante da frutto e che, dal suo sangue, fossero nati i melograni. In particolare si ricorda il melo e il fico e sempre quest’ultime insieme al pino e all’edera che a lui erano sacre. Esso veniva indicato come il “multi-fruttifero”, “colui del frutto verde”, e “colui che fa crescere i frutti”, come ricorda James George Frazer ne “Il ramo d’oro”. Si crede che gli dèi legati alla vegetazione trascorrano, nell’arco di ogni anno, un determinato periodo di tempo sottoterra, e per questo vengono considerati anche divinità della morte e della resurrezione. Gli animali a lui sacri erano il toro e la capra ed entrambi venivano sacrificati nelle cerimonie dedicate a tale divinità. La versione più celebre della nascita di Dioniso, tra le molte conosciute, è quella del poeta Nonno. Esso narra che Zeus, sottoforma di serpente, sedusse Persefone che partorì un neonato con le corna, Zagreo, ossia Dioniso. Appena nato, il dio si arrampicò sul trono del padre e si mise ad imitarlo brandendo la folgore nelle manine. Nell’arte figurativa, è consuetudine rappresentarlo in forma zoomorfa, in particolare taurina e caprina o in forma antropomorfa nelle vesti di fanciullo con corna e una ghirlanda di grappoli di uva sul capo e, invece che piedi, zoccoli. L’essenza di Dioniso è legata alla dimensione della festa e dell’allegria, proprio per questo anche a lui si deve la nascita del teatro antico, rappresentazione artistica recitativa, cantata e danzata giunta, attraverso varie evoluzioni, fino ai giorni nostri. La divinità legata al mondo del teatro era Libero padre, dio adorato dagli Etruschi rispondente a Dioniso. In particolare, il teatro romano si basava sull’idolatria, perché attraverso gli spettacoli venivano venerati gli dèi pagani e in essi erano presenti molti gesti corporei definiti “dissoluti”, per questo non erano visti di buon occhio dai primi cristiani. Il culto e la figura di Dioniso fu tanto importante ed unica perché esso rappresenta la perfetta metafora dell’esistenza con le sue contraddizioni. Il caos, l’istinto, la sensualità e l’irrazionalità sono caratteristiche-etichetta dell’essere umano e della vita che conduce e sono tutte riunite nella sua persona divina, simbolo dell’ambiguità e della duplicità. Infine, non è un caso che questa divinità sia vegetale, visceralmente legata alla natura, la madre per eccellenza, e che lui sia descritto, nei secoli, con una personalità così simile a quella umana. Dioniso, con le sue contraddizioni, è l’uomo stesso strettamente connesso alla natura, rappresentazione dell’archetipo per eccellenza da cui ogni cosa è scaturita.

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Autore dell'articolo

Cristina Villanova
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