Attualità Cisterna — 23 settembre 2016
Il Mulino, contenitore di storia in attesa di recupero

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Nella città di Cisterna di Latina esiste un edificio storico chiamato “il mulino” la cui storia è sorprendente.  Si tratta di un ex-convento che secondo le fonti storiche fu eretto nella stessa epoca di Palazzo Caetani, tra il 1567 e il 1569, da Bonifacio Caetani duca di Cisterna con l’appoggio di papa Gregorio XIII, come chiesa di S. Antonio con convento adiacente, nel luogo in cui si trovava una chiesa medievale fuori dalle mura del borgo rinascimentale di Cisterna, all’interno del progetto di riqualificazione urbanistica per rafforzare il ruolo della città come capitale del feudo che surclassò la meno accessibile Sermoneta. Si ipotizza che alla costruzione furono incaricati Francesco da Volterra e Giovanni Battista Della Porta, rispettivamente architetto e scultore dei Caetani. Nel tempo il complesso fu teatro di visite pastorali e ciò lasciò ai posteri una discreta mole di notizie. La pianta della chiesa è basilicale con, al tempo, sei altari e sagrestia dotati di paramenti sacri in seta e lino. L’apparato decorativo fu realizzato da Girolamo Sociolante da Sermoneta e gli affreschi delle volte e delle cappelle sono stati attribuiti a Federico e Taddeo Zuccari. I soggetti affrescati illustravano episodi del Vangelo (la conversione degli apostoli) e scene di vita di San Francesco d’Assisi; alle spalle dell’altare era ubicata una tela con la Vergine Incoronata, rinvenuta nei sotterranei di palazzo Caetani a Roma nel 1992. Il convento è composto dal chiostro e dodici celle a dimora dei frati. Erano presenti la cripta adibita alla sepoltura dei frati e grotte e cunicoli forse collegati a quelli sottostanti Palazzo Caetani. Chiesa e convento furono affidati ai frati minori riformati che vi restarono fino al 1743 e poi lasciarono la città a causa di contrasti di natura fiscale con il duca e furono sostituiti dai frati cappuccini e trinitari. I complessi eventi dell’Ottocento e il sequestro dello stabile da parte dell’esercito napoleonico avviarono la sua decadenza trasformandolo in una caserma; poi tornò ai Caetani che tentarono, inutilmente, di riaffidarlo ai frati francescani. Nel 1848 la chiesa fu sconsacrata del tutto e i paramenti più preziosi portati via dai Caetani (altare maggiore donato alla chiesa di San Paolo a Tor Tre Ponti e le campane ubicate a lungo nel campanile di Sermoneta). Il convento divenne un granaio a supporto dell’attività agricola locale e nel 1934 fu venduto alla famiglia Luiselli che lo trasformò in un mulino. Negli anni sessanta del Novecento l’edificio fu chiuso in seguito alla bancarotta dei proprietari e tutt’ora versa in stato di abbandono nonostante le preziose opere artistiche custodite. Nel 1993 il consiglio comunale approvò la demolizione del complesso per far spazio ad un centro commerciale, ma l’azione del WWF locale sotto la guida di Maurizio Cippitani arrestò la demolizione e a coinvolgere Alberto Ronchey, allora Ministro per i beni culturali e ambientali, che nel 1995 impose sull’area il vincolo di tutela. Negli ultimi vent’anni i progetti avanzati sono stati caotici e bocciati dagli enti preposti. Si spera in un recupero e valorizzazione di questo straordinario complesso – sfuggito ai bombardamenti alleati – contenitore di storia, preziose opere d’arte ed esempio di archeologia industriale. Edificio che ha svolto diverse funzioni nel corso della sua esistenza, vitale per la memoria locale che un giorno potrà rivestire un nuovo ruolo e spogliarsi, finalmente, delle vestigia di fantasma dal passato.

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Autore dell'articolo

Federica Villanova
Federica Villanova