Editoriale Agosto 2015 | una questione di verde

di Andrea Giansanti

Ricordo che, quand’ero bambino, i contadini rocchigiani ritenevano importanti gli alberi non per la capacità di ripristinare l’ossigeno nell’atmosfera o per la tutela dell’ecosistema, ma solo perché fornivano la legna utile ad alimentare stufe e camini che riscaldavano le case d’inverno. E così venivano tagliate piante senza preoccuparsi del rimboschimento, fino a segare tronchi su proprietà privata, dando per scontato che per i proprietari contassero più i ciocchi ricavati che il mantenimento dell’alberatura. La percezione del valore della tutela ambientale è variata notevolmente nel corso degli anni. L’istituzione dei Parchi Nazionali storici risale a prima della seconda guerra mondiale: poi, in oltre un cinquantennio, fu creato solo il Parco Nazionale della Calabria, per arrivare all’individuazione di numerose nuove aree protette con continuità dalla fine degli anni Ottanta, subito dopo il varo del Ministero dell’Ambiente, che risale al 1986. Quest’ultimo provvedimento, insieme all’istituzione di un centinaio di Parchi Regionali, ha permesso all’Italia di recuperare parte del ritardo accumulato nei riguardi degli altri Paesi europei. Un ritardo non solo in termini di protezione e rispetto del territorio, ma anche in ottica economica: la cementificazione selvaggia del secondo dopoguerra ha messo a repentaglio le potenzialità turistiche, deturpando i centri storici delle città d’arte e una parte notevole degli ottomila chilometri delle coste italiane. In terra pontina, il Parco del Circeo ha consentito di salvaguardare un tratto rilevante del litorale, isole incluse, che oggi rappresenta il fiore all’occhiello del basso Lazio: Sabaudia, Ponza, San Felice. L’auspicata istituzione del Parco Regionale dei Monti Lepini permetterebbe la preservazione di un’area spesso violentata da incendi dolosi e interventi improvvidi. In questo quadro, pure la città di Latina ha ritenuto di dover elevare la propria soglia di attenzione nel presidio dell’habitat naturale. Pur essendo stata anch’essa beneficiata dalla tutela del Parco Nazionale nella parte sud della zona costiera, all’amministrazione comunale ormai decaduta non dev’essere sembrato abbastanza. Va bene la bandiera blu della Marina, ma anche il nucleo cittadino meritava un occhio di riguardo. E così la giunta Di Giorgi ha deciso di istituire un’area di verde pubblico, inibita ai famelici palazzinari. Quale miglior zona se non quella dove c’è un curatissimo prato di 10 mila metri quadri? Certo, non è poi colpa degli assessori uscenti se attorno a quel prato si trovano gradinate e tribune dello stadio Francioni. E le malelingue giù a dire che è stato un favore ai costruttori che così hanno potuto incrementare le cubature nei lotti circostanti…

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