Editoriale Dicembre 2014

VISIONI PRIVATE

“Punto! Due punti! Punto e virgola! Ma sì, fai vedere che abbondiamo, abbondandis in abbondandum”. Forse non tutti sanno che se Totò ha potuto coniare la famosa battuta del film “Totò, Peppino e la malafemmina”, mentre scriveva la lettera alla donna che aveva distratto il nipote dagli studi in medicina, il merito è anche di un celebre personaggio storico lepino. L’editore e tipografo Aldo Manuzio, nato a Bassiano nel 1449, vanta infatti tra i suoi meriti la definitiva sistemazione della punteggiatura moderna: la virgola, il punto come chiusura di periodo, nonché l’invenzione del punto e virgola. Qualche secolo dopo, a poca distanza da Bassiano, è venuto alla luce un collega di Manuzio e anch’egli merita di essere ricordato, quantomeno nella storia dell’agro pontino. Al crepuscolo dell’Ottocento, Cori dà i natali a Filippo Ferrazza, il quale – disinteressato alla gestione della proprietà terriera di famiglia – partendo da una rudimentale macchina a pedali avvia una tipografia artigiana nel suo paese. Quindi si trasferisce a Littoria, appena fondata, dove colloca la tipografia che porta il suo cognome prima in via Malta e poi in via Oberdan. La guerra danneggiò i locali, ma dopo un periodo di esilio l’attività ritornò nella sede a due passi da piazza del Popolo, dov’è rimasta fino a qualche anno fa. Uno spazio così ampio, rimasto orfano della sua destinazione originaria, continuava però a trasudare storia e cultura dalle sue mura. Luigi Giannini, profondo conoscitore dell’architettura civile cittadina, ha respirato quell’essenza, iniziando a coltivare un sogno. Sogno che, gradualmente e forse inaspettatamente, si è trasformato in realtà. Forte delle collezioni del padre Carlo, ha dato forma al Museo Giannini, che riporta in vita la storica Tipografia Ferrazza. Il museo è stato inaugurato dalla Biennale d’arte contemporanea, manifestazione che si propone di valorizzare l’arte in tutte le sue espressioni proprio a Latina, città del Novecento il cui tratto distintivo, sin dalla sua progettazione urbana, sta nella contemporaneità. Un cerchio che si chiude: dalle arti grafiche, avanguardiste per eccellenza, a un luogo di racconto, multidisciplinarietà, ricerca e socializzazione, capace di tradurre in modernità il concetto stesso di esposizione. Una sola domanda fa capolino: e se non ci fosse stata l’iniziativa – al limite del visionario – di un privato?

di Andrea Giansanti

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