Editoriale Dicembre 2015 | Cittadini e Partecipazione

Uno, venti, ottomila. Basterebbe questa sequenza numerica per capire che manca qualcosa, che il divario tra venti (Regioni) e ottomila (Comuni) è troppo marcato, e che quell’uno (lo Stato), forse per eccesso di zelo nel voler dimostrare l’abbattimento dei costi della politica, non ha considerato che le Province rappresentano una indispensabile forma di coordinamento del territorio, impossibile da esercitare per gli Enti superiori. Basti pensare che la sola Lombardia equivale pressappoco all’intero Belgio, o che la Sicilia si avvicina in popolazione alla Danimarca. Il Lazio è grande quanto la Slovenia, ma ha quasi il triplo dei suoi abitanti, superando in residenti anche Finlandia, Norvegia e Irlanda. Chiaro che, in questo quadro, assumeranno rilevanza determinante gli organismi di Area Vasta, che dovrebbero sostituire le vecchie Province così come le conosciamo, e nei quali avranno un ruolo determinante i sindaci dei Comuni capoluogo, che già oggi presiedono l’assemblea dei primi cittadini dell’area provinciale. Anche perché la riforma Delrio, forse troppo affrettata, consegna a sindaci e consiglieri comunali le chiavi delle Province, nelle quali non ci sono più soggetti eletti direttamente dalla cittadinanza e destinati esclusivamente all’amministrazione di quell’Ente. Nella prossima primavera un terzo dei Comuni dell’area pontina sarà chiamato al voto, tra cui il capoluogo e realtà importanti come Terracina, terza città della provincia. A Latina, commissariata da sei mesi, le forze politiche si stanno organizzando per individuare i candidati alla poltrona più alta di Piazza del Popolo. I pretendenti più accreditati sembrano assestati su piani molto differenti tra loro. I grillini che furono il primo partito alle Politiche di due anni fa, oggi appaiono divisi al loro interno e con molte difficoltà nell’individuazione di un candidato unitario. Il centrodestra cerca di ricompattarsi, ma la scelta dell’aspirante sindaco appare un ostacolo arduo da superare sulla strada dell’unità. Un percorso diverso è stato tracciato dal Partito Democratico che, come nelle ultime due competizioni comunali, ha celebrato le Primarie: la partecipazione al voto è stata massiccia, per certi versi inaspettata. Oltre 6 mila 300 persone si sono recate ai seggi per scegliere tra il consigliere regionale Enrico Forte, poi vincitore, e il presidente di Ascom-Confcommercio Paolo Galante. Un numero rilevante, che supera di gran lunga quelli delle precedenti consultazioni per il primo cittadino, e si avvicina a quelli per la determinazione dei leader nazionali. La dimostrazione che lo strumento, se usato con coscienza, è formidabile e che la gente anche in un momento storico in cui il vento dell’antipolitica soffia forte ha voglia di partecipare e determinare le sorti della propria città, a maggior ragione laddove esse avranno rilevante incidenza su un territorio più ampio. Solo ripensando alla sinergia fra le realtà locali, infatti, è possibile immaginare il rilancio di quell’area che va dal mare ai Lepini, dai confini con Roma al limitare della Campania, e che ci vede tutti protagonisti.

di Andrea Giansanti

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