Editoriale Febbraio 2015 : Questioni di opportunità

Il più celebre cineasta della provincia di Latina, quel Peppino De Santis che partì da Fondi per arrivare alla nomination all’Oscar, girò tra gli altri “Non c’è pace tra gli ulivi”. In piazza del Popolo, nel capoluogo, di ulivi non ce n’è nemmeno l’ombra, eppure neanche lì c’è molta pace. Dai tira e molla di Finestra al terremoto che travolse Zaccheo nel 2010, con tanto di fuorionda e conseguente servizio di Striscia la Notizia, fino alle dimissioni rassegnate nell’ottobre scorso – e poi ritirate – dall’attuale sindaco latinense Giovanni Di Giorgi. Sembrava che tutto fosse rientrato con la nomina della nuova giunta e l’ingresso di alcuni tecnici, su tutti l’ex prefetto Salvatore La Rosa chiamato a gestire l’Urbanistica, e invece proprio dagli affari del mattone sono arrivate le nuove grane per il primo cittadino. A dirla tutta, che qualcosa stesse andando storto lo si sapeva sin dallo scorso maggio, quando la giunta comunale fu indagata dalla Procura di Latina per le due delibere riguardanti la variante al Piano particolareggiato di Borgo Piave, con l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, abuso edilizio e falso. Insieme a sindaco e assessori furono indagati anche il consigliere Vincenzo Malvaso, a cui è riconducibile l’impresa titolare del permesso a costruire nell’area interessata, e i tecnici del Comune. La vicenda di fine gennaio è solo una conseguenza del percorso avviato allora, col Nipaf che ha posto i sigilli al cantiere del complesso di 24 appartamenti e un pianterreno ad uso commerciale, per un valore stimato di 10 milioni di euro. Da lì la decisione del sindaco – forse tardiva – di sospendere temporaneamente i Piani attuativi approvati e in corso di approvazione, per approfondirne le questioni tecniche e giuridiche. Il tutto anche alla luce della vicenda di via Quarto, in cui è stato concesso un premio di cubatura a un costruttore in cambio della cessione al Comune di due terreni: peccato che uno di questi fosse già di proprietà pubblica in seguito a un esproprio effettuato nel 1980.

Nel tritacarne Di Giorgi ci finisce anche per una casa acquistata nell’ottobre 2012 dalla Agyrion Immobiliare, Srl che appartiene per il 50 per cento proprio a Malvaso. Il caso ha voluto che il rogito sia avvenuto a cavallo tra l’approvazione delle due delibere incriminate: la 359 del luglio 2012 e la 3 del gennaio 2013. Chiaro che i riflettori siano stati puntati sulla compravendita: dopo aver prodotto i documenti relativi al pagamento, effettuato in parte in contanti oltre a un mutuo di 250 mila euro, all’appello mancavano 30 mila euro che, secondo gli accordi tra le parti, saranno saldati entro l’anno. E’ assai probabile che l’attico di 80 metri quadri in piazzale Carturan, con lastrico solare e due garage, sia stato acquistato a prezzo di mercato, ed è certo che a metterlo in vendita ora non vale la cifra pagata, vista la crisi del mattone. Quel che ci si chiede è se sia il caso che un sindaco acquisti un immobile da un costruttore che ha appena beneficiato di una variante al Ppe. Tanto più che non si trattava della “casa dei sogni”, dato che in quell’appartamento Di Giorgi non ci ha mai abitato. Poi dice che se le vanno a cercare…

di Andrea Giansanti

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