Editoriale Febbraio 2017 | Il dramma delle bufale

Siamo nell’epoca delle bufale. Purtroppo non si tratta di quelle che rappresentano un elemento imprescindibile dei panorami nell’agro pontino. Il termine bufala, in questo caso, è estratto dal gergo giornalistico e identifica quelle notizie senza alcun fondamento di verità. Quegli articoli dai titoli roboanti lanciati da improbabili siti internet – taluni con nomi evocanti organi d’informazione reali, altri che richiamano la verità vera nascosta chissà da chi – che in molti condividono sui social network o tramite i sistemi di messaggistica istantanea, spesso senza nemmeno leggerne il contenuto, da cui spesso si evince la natura farlocca della comunicazione. Scienziati mai esistiti, richiami di legge senza capo né coda, eventi scioccanti che prendono alla pancia i potenziali lettori, provocandone una disconnessione della testa. Si tratta di un filone variegato e complesso: dai portali creati ad arte perché l’opinione pubblica si convinca del compimento delle peggiori – ma totalmente inventate – nefandezze nei più svariati campi, ai blog dichiaratamente goliardici che però molti prendono per veri, fino a serissimi mass media che rilanciano senza alcuna accuratezza notizie fasulle lette qua o là, per non prendere il cosiddetto “buco”. Uno dei peggiori sottogeneri è rappresentato da quello che in termini giuridici sarebbe definito “procurato allarme”: l’informazione relativa a una richiesta di aiuto si diffonde a macchia d’olio, specie tramite gli smartphone, da un lato imponendo alle forze di soccorso di dirottare contingenti verso il luogo dell’ipotetico dramma, sottraendoli a reali situazioni di crisi, e dall’altro azzerando la credibilità di allarmi simili, quand’anche reali. Questo tipo di bufala è ancor più ripugnante quando ci si trova in una condizione di emergenza, come quella che ha colpito nei giorni scorsi la zona tra Lazio e Abruzzo: l’ennesimo sciame sismico abbinato al maltempo e alle forti nevicate. Difficile colpevolizzare oltremodo l’operatrice della Protezione Civile che, di fronte alla segnalazione relativa all’Hotel Rigopiano, ha ritenuto si trattasse dell’ennesima bufala, una delle tante chiamate a vuoto ricevute dal centralino, avendo effettuato in precedenza una verifica. La verifica, com’è evidente, non era stata adeguatamente accurata, ma le responsabilità principali le hanno coloro che si divertono – o, forse, adottano chissà quale strategia eversiva – nel diffondere falsità proprio nel momento in cui tanti volontari sono all’opera per cercare di salvare vite umane. Ognuno di noi può collaborare affinché si ponga un argine a tragedie di quel genere. Come? Semplicemente verificando l’attendibilità e le fonti delle notizie che riceviamo sul cellulare o tramite internet, in special modo le catene di Sant’Antonio, le richieste copia-incolla, le informazioni più eclatanti. Così facendo, forse, restituiamo alle bufale dell’agro pontino la loro piena dignità, sgombrando il campo dalle loro omonime, quelle che instupidiscono la mente. E causano drammi.

di Andrea Giansanti

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