Editoriale Gennaio 2015

Sono tanti i rituali scaramantici che la tradizione italiana prevede per festeggiare il nuovo anno, dall’indossare biancheria intima di colore rosso al gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati, usanza per fortuna quasi completamente abbandonata, sia per evitare danni, sia per non alimentare sprechi. A tavola, poi, non mancano mai cotechino e lenticchie, auspicio di ricchezza per l’anno nuovo. Il folclore gastronomico, però, ha anche delle declinazioni territoriali. Ad esempio, sui Monti Lepini – in particolare a Sezze – la sera del 31 dicembre sopravvive ancora la consuetudine di preparare le zippole, palline di pasta di pane fritte e cosparse di zucchero. Questi dolcetti risalgono a quando le famiglie più povere non potevano permettersi leccornie elaborate, e con queste frittelle venivano accontentati i bambini che bussavano alle porte recitando la filastrocca del “sasso di Capodanno”. Nell’attesa della mezzanotte, i più piccoli raccoglievano sassi per strada e li barattavano con dei dolciumi, ripetendo le strofe della cantilena: “Bonì, bonì, bonanno. Teccot’ì sasso di capodanno. Damme ‘na zippola e dammela bona. Puzzi fa ‘na figlia signora!”. Un rituale che trae origine da quando i Monti Lepini erano ancora parte della provincia di Roma. La provincia di Latina e l’intero Lazio così come lo conosciamo oggi, infatti, sono tali solo dagli anni Venti del Novecento. Con l’avvento del fascismo, Benito Mussolini ritenne necessario costruire una Regione intorno a Roma, così il Lazio aumentò di una volta e mezza la sua dimensione. Nel 1923 venne aggregato il Reatino, fino ad allora con Perugia, in Umbria. Quattro anni dopo ci fu la soppressione della provincia di Terra di Lavoro, con capoluogo Caserta, a quei tempi la più estesa del Regno e con quasi un milione di abitanti: la zona a nord del Garigliano, tra Terracina e Gaeta, fu aggiunta a Roma, mentre il comprensorio di Sora diede vita alla nuova provincia di Frosinone. Sempre nel 1927 fu tolto all’Abruzzo il circondario di Cittaducale, e nel 1934 venne fondata la provincia di Littoria, a cui fu attribuita gran parte dell’ex Terra di Lavoro. Non deve stupire quindi che, in un clima di tagli alle risorse pubbliche, c’è chi propone di ridurre il numero delle Regioni ridisegnandone i confini, ripristinando lo status di novant’anni fa. In tempi di vacche magre, dai pandori si torna alle zippole. Bonì, bonì, bonanno…

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