Editoriale Gennaio 2016: 2016, amare la nostra terra

Ogni fine d’anno è tempo di bilanci. C’è chi si guarda indietro con soddisfazione, chi si augura che i successivi dodici mesi possano essere migliori di quelli che li hanno preceduti, chi spera di aver gettato le basi per un futuro più roseo. I bilanci, però, non sono solamente quelli individuali, ma riguardano anche le comunità. Un esempio ne è la classifica sulla qualità della vita nelle province italiane, che viene diffusa in dicembre dal Sole 24 Ore. La terra pontina per il 2015 non ne esce bene, piazzandosi al settantatreesimo posto sulle 110 province considerate. Gli ambiti della ricerca sono sei: la prestazione migliore Latina la fa registrare con il diciassettesimo posto nel settore attinente alla popolazione, che tiene conto dei parametri relativi al tasso migratorio, all’indice di vecchiaia, agli anni di studio e alla speranza di vita. Medio-bassa classifica in altri quattro contesti: cinquantacinquesima per il tempo libero (che contempla il numero di librerie e di sale cinematografiche, i bar, i ristoranti e l’indice di sportività), in forte calo dalla 23esima posizione dell’anno precedente. Deludente il riscontro riguardante la spesa dei turisti stranieri, in un territorio che dal mare ai Lepini dovrebbe caratterizzarsi proprio per l’ospitalità, considerato anche che il turismo è una risorsa economica non delocalizzabile. Passando appunto al settore affari e lavoro, il cinquantanovesimo posto è frutto di un’ottima performance nelle esportazioni, merito del comparto chimico-farmaceutico, mentre sull’altro piatto della bilancia ci sono le sofferenze bancarie e il tasso di occupazione. Si zoppica anche sul tenore di vita, che ci vede sessantottesimi, specie a causa del basso patrimonio famigliare medio, dello scarso valore aggiunto pro capite e dei consumi per famiglia. Le case, però, hanno ancora prezzi abbordabili. Sessantottesima posizione anche per l’ordine pubblico: l’aumento dei reati è stato scarso, ma pesano estorsioni, rapine, scippi e borseggi. Il risultato peggiore, però, lo scontiamo nel settore Servizi e ambiente, dove siamo 85esimi. Un’onta per un territorio che vanta un Parco nazionale e ambisce alla tutela delle aree interne col Parco regionale dei Monti Lepini. Anche perché la causa della batosta non sta, ovviamente, nelle risorse naturali (l’indice climatico ci vede nella top ten nazionale), ma è determinata dall’intervento dell’uomo. Il dato di Legambiente sull’ecosistema urbano, che è parte della graduatoria e tiene conto delle principali componenti ambientali – aria, acque, rifiuti, trasporti e mobilità, spazio e verde urbano, energia e politiche ambientali – ci relega al novantunesimo posto. Inutile aggiungere altro: se vogliamo risalire la china, dobbiamo rimboccarci le maniche. E amare un po’ di più la nostra terra. Altrimenti si realizza la cosiddetta profezia autoavverante: se pensiamo che il territorio non abbia alcuna possibilità di sviluppo e di creare buona occupazione per le nuove generazioni, costrette ad andarsene per avere un futuro, non faremo nulla perché questo trend possa invertirsi. Ecco, l’auspicio per il 2016 dovrà essere proprio questo, al di là di numeri , bilanci e graduatorie.

Andrea Giansanti

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