Editoriale Gennaio 2017

di Andrea Giansanti

A Natale siamo tutti più buoni. L’inizio del nuovo anno porta sempre ottimi propositi per i dodici mesi successivi. La befana premia i più bravi con caramelle e dolciumi nella calza. Forse è per questo che il Sole 24 Ore ha presentato la consueta classifica annuale sulla qualità della vita nelle province italiane ben prima che si avviasse il periodo di festa. Una classifica che mai ha visto l’area pontina in una collocazione ottimale ma in cui, forse, qualcuno sperava venisse rispecchiato il cambio di direzione a cui si è assistito con le elezioni del giugno scorso, a partire dal capoluogo. E invece Latina si conferma nella parte bassa della graduatoria, perdendo addirittura quattro posizioni rispetto al 2015 e insediandosi al settantasettesimo posto. Magra consolazione quella di aver mantenuto il primato su Frosinone, che però la segue di una sola incollatura a differenza delle dieci dell’anno precedente. Latina è il fanalino di coda del centro-nord o, se si preferisce, guida la pattuglia delle città del sud. La giunta Coletta, che punta molto su cultura e partecipazione, potrà essere soddisfatta del fatto che, nel relativo comparto, siamo a metà classifica, con un buon indice relativo al numero di librerie, pur se il top lo raggiungiamo con ristoranti e bar. Sufficiente anche il dato attinente redditi, risparmi e consumi, grazie a bassi canoni di locazione e sostanzialmente pochi protesti, ma dolenti note arrivano dal Prodotto Interno Lordo pro capite, dalla spesa per beni durevoli e, soprattutto, dallo scarso ammontare medio dei depositi bancari. Se i dati relativi a lavoro e ambiente rimangono in linea con la posizione complessiva – ad eccezione, in positivo, dell’ottavo posto nazionale nel rapporto esportazioni/Pil, esclusivo merito del distretto chimico-farmaceutico, e di una valutazione assai favorevole sull’indice di escursione climatica, che però ci ha donato la natura e su cui l’uomo può intervenire solo per peggiorarlo -, ciò che affonda il ranking sono i dati su demografia, famiglia e integrazione, con una performance assai mediocre riguardo il numero di laureati under 30, e soprattutto il comparto relativo a giustizia e sicurezza. Male il numero di rapine, scippi e borseggi, malissimo i furti d’auto, ancor peggio il dato relativo al numero di cause pendenti ultratriennali. Insomma, tra i propositi per l’anno appena iniziato c’è sicuramente quello di migliorare in graduatoria, magari dando una sveltita alla giustizia, incrementando il numero di laureati e, così facendo, da un lato garantire la certezza delle pene e dall’altro offrire prospettive in grado di superare il degrado sociale che sfocia nei furti e nelle rapine. Sempre che, visti i dati su PIL e risparmi, rimanga qualcosa da rubare…

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