Editoriale Giugno 2015 | Politici e Antipolitica

POLITICI E ANTIPOLITICA

di Andrea Giansanti

Il vento dell’antipolitica soffia forte. Frotte di cittadini che si lamentano di chi occupa un ruolo pubblico, incolpandolo della crisi, del debito pubblico, del buco nell’ozono e dei temporali estivi. A volte, per carità, con tutte le ragioni del mondo, altre invece dimenticando che le lacune di oggi di solito sono figlie delle incapacità di ieri. I Comuni rappresentano l’istituzione più vicina alla gente, e l’introduzione del sistema elettorale diretto alla metà degli anni ’90 ha consentito di rafforzare questo legame. Per almeno due lustri quel meccanismo ha favorito amministrazioni virtuose, maggioranze solide e coese, programmi di sviluppo del territorio. Poi, complice anche la crisi economica, il sistema ha iniziato a mostrare le sue falle: la commistione tra il governo delle città – rappresentato dagli assessori – e il Consiglio quale organo di controllo, l’incunearsi di vecchie logiche legate alla creazione e al mantenimento del consenso, coalizioni certe della vittoria sempre e comunque, impegnate più negli scontri intestini che nella gestione della cosa pubblica. Cinque anni fa il capoluogo pontino ha vissuto gli esiti di questa involuzione, con la caduta del sindaco Vincenzo Zaccheo per uno scontro interno al centrodestra: Zaccheo da una parte e il leader di Forza Italia Claudio Fazzone dall’altra. E’ chiaro che per interrompere un’esperienza amministrativa insoddisfacente risulta necessaria una scissione in maggioranza, perché l’opposizione abbia i numeri necessari alla sfiducia, ma è altrettanto vero che il ripetersi di questi avvenimenti lascia propendere più per una recrudescenza di strategie di partito, che per la presa di coscienza di un primo cittadino inadatto a fare quel mestiere. La storia a Latina sembrava doversi ripetere già nel novembre scorso, con le dimissioni – poi ritirate – di Giovanni Di Giorgi. Invece sono stati i Monti Lepini la terra di scontro, con Angelo Delogu costretto a lasciare lo scranno più alto del Comune di Priverno per una spaccatura nel centrosinistra, tornato al governo cittadino dopo dieci anni. Poi è toccato a Terracina: la sfiducia a Nicola Procaccini sembrava destinata ad avviare una sorta di “effetto domino”, che avrebbe coinvolto anche Cisterna e il capoluogo. A Latina Di Giorgi deve ancora affrontare la discussione in Consiglio sulla mozione di sfiducia nei propri confronti, ma nelle scorse settimane gli attacchi reciproci, a colpi di comunicati stampa, tra assessori, consiglieri e personaggi vari del centrodestra non lasciano presagire nulla di buono. Il tutto sembra legato anche all’esito delle Regionali: in Campania, infatti, è candidata per Forza Italia Alessandra Mussolini. Quando tentò la corsa per il Parlamento Europeo, vincendola, decise di lasciare il Senato per rispettare “il volere degli elettori”. Se anche stavolta seguirà lo stesso principio, il suo posto a Strasburgo verrebbe rilevato da Armando Cusani, ridando fiato a quella filiera con il senatore Fazzone e il consigliere regionale Pino Simeone che nell’ultimo anno sembrava essersi appannata. Se poi a questo si aggiungessero la caduta – o il ridimensionamento – di Giovanni Di Giorgi e la sfiducia a Cisterna, che comporterebbe la decadenza di Eleonora Della Penna anche da presidente della Provincia, l’asse avrebbe una forza impensabile solo fino a qualche settimana fa. E a quel punto i ragionamenti su Acqualatina o Latina Ambiente prenderebbero tutt’altra direzione. Chissà cosa ne pensa l’antipolitica.

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