Editoriale Giugno 2016

di Andrea Giansanti

La FIAT e la strada

Il legame del Paese con i motori è forte e radicato nel tempo. Non c’è solo la Ferrari come vessillo italiano nel mondo, simbolo del lusso e delle competizioni: un ruolo chiave lo ha svolto la Fiat, che ha seguito e talvolta condizionato l’evoluzione stessa nazionale. Uno degli emblemi del boom economico è stato la motorizzazione di massa con le Fiat 600 e 500, progettate da Dante Giacosa. Lo spostamento dell’occupazione dall’agricoltura all’industria, e i conseguenti trasferimenti dal meridione al nord ebbero come principale destinazione Torino e le fabbriche della famiglia Agnelli. Nel 1969 le lotte sindacali dell’autunno caldo, che portarono alla promulgazione dello Statuto dei Lavoratori, ebbero inizio nello stabilimento di Mirafiori. Di segno diametralmente opposto la cosiddetta “marcia dei quarantamila”, che determinò nel 1980 la frattura tra il mondo operaio e quello dei colletti bianchi: furono proprio quadri e impiegati Fiat a sfilare per le vie di Torino contestando lo sciopero a oltranza e i picchettaggi dei loro colleghi in catena di montaggio. Insomma, la Fiat è stata protagonista indiscussa della storia italiana: in questo contesto non appare poi strano che il trasporto privato su gomma sia stato fortemente incentivato negli anni a scapito della mobilità pubblica e del trasporto su ferro. Nei giorni scorsi si sono celebrati i 60 anni dalla prima pietra dell’Autostrada del Sole: prima della sua definitiva costruzione, i mezzi commerciali impiegavano circa due giorni di viaggio per andare da Napoli a Milano. Non sorprende quindi che, appena fu realizzata, le auto ci viaggiavano non per giungere a una destinazione, ma per vivere l’ebbrezza del transito autostradale. Un’ebbrezza che rapidamente si è estesa a tutte le città più importanti d’Italia. Tranne Latina. Il secondo capoluogo del Lazio, trentesima città italiana, è sempre rimasto isolato dalla rete autostradale. Gli accessi più vicini sono Frosinone per il sud, con la Monti Lepini ancora lontana dalla conclusione, Valmontone per il nord, raggiungibile con una tortuosissima strada ben poco appetibile, e il Gra per arrivare a Roma o proseguire verso gli aeroporti o l’Adriatico. In questo caso, il riferimento è la Pontina, ormai ridotta a brandelli dall’eccessivo transito e la poca manutenzione. Di recente il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha garantito la realizzazione dell’autostrada Roma-Latina e della bretella Cisterna-Valmontone, ma nel frattempo è necessario effettuare i lavori minimi per garantire la fruibilità della Ss 148. Lavori annunciati, che avrebbero dovuto ridurre la velocità di percorrenza a 60 chilometri orari. Un incubo per i tanti pendolari senza alternative, la prospettiva di ore e ore trascorse per strada ogni giorno. Il rischio sembra sventato: le indispensabili opere di sistemazione del manto stradale saranno effettuate perlopiù di notte e dureranno un mese. In attesa dell’Autostrada. E’ un vero peccato che lo stabilimento Fiat sia a Cassino…

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