Editoriale Giugno 2017 | Latina e l’identità

LATINA E L’IDENTITA’

Da bambino giocavo a tennis, e molti dei tornei dell’epoca erano in programma ai “Giardinetti”, al punto da essere rimasto convinto per anni che quel circolo situato nel cuore di Latina si chiamasse proprio così: “Tennis Club Giardinetti”. Oggi mi riferisco al polmone verde in centro come ai “Giardini”, forse per distinguerli istintivamente da quei Giardinetti che, in età più adulta, ho imparato essere un quartiere di Roma. Nei miei articoli, però, li ho sempre chiamati Parco Comunale, e lo stesso primo cittadino Damiano Coletta ha acclarato che dal 1943 è quella la denominazione corretta, poiché successivamente non è intervenuto alcun atto ufficiale a mutarne il nome. L’ex sindaco Zaccheo ha confermato – così come l’ex assessore Maurizio Guercio – che la targa voluta dal suo predecessore Finestra non era un ripristino dell’antica denominazione – per la quale evidentemente non era stato seguito l’iter necessario – ma una semplice iscrizione commemorativa. La diatriba è nata all’indomani della proposta di dedicare il parco ai giudici Falcone e Borsellino, in occasione del venticinquennale della strage di Capaci. Da un lato i fautori dell’iniziativa, dall’altro chi si è schierato in difesa dell’intitolazione in essere tra il 1938 e il ’43 – e ricordata dalla targa di Finestra -, ossia quella ad Arnaldo Mussolini, fratello del ben più noto Benito. In mezzo, forse, la maggioranza: coloro che non hanno nutrito alcun interesse per la questione, comunque arrivata ad essere protagonista di trasmissioni Rai. Così come sulla stampa nazionale si è dibattuto a lungo sugli esiti del Latina Calcio: prima la gestione del deputato ed ex assessore latinense (un altro!) Pasquale Maietta, finita sotto la scure delle inchieste giudiziarie, che hanno prima evidenziato commistioni tra la società sportiva e vicende ancora sotto l’occhio dei magistrati, e poi fatto emergere una situazione debitoria superiore a quella risultante dai libri contabili. Situazione che ha portato al fallimento della società e alla pochade che ha avuto come indiscusso prim’attore l’imprenditore (di cosa, non si è ben capito) Benedetto Mancini, il quale, tra annunci ad effetto e progetti fantasmagorici, ha di fatto traghettato il Latina Calcio verso la scomparsa. Anche in questo caso, a far da contraltare all’amarezza e al disappunto dei tifosi – e di tutti coloro che vedevano nella serie B la possibilità di promuovere e far conoscere il capoluogo pontino – c’è stato il disinteresse dei più, a differenza di quanto accaduto in simili circostanze a Parma o Pisa. La comunità di Latina, che ha origini variegate, ha bisogno di riferimenti – come possono esserlo un luogo o un squadra di calcio – per identificarsi nella propria città. Ma se è la stessa comunità a disinteressarsi delle vicende che la riguardano, il percorso per cementare l’identità appare ancora lungo da percorrere.

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