Editoriale Maggio 2015 | La scienza e i panini

di Andrea Giansanti

L’altra sera, come non faccio quasi mai, sono andato da McDonald’s. Di fronte alla vasta offerta ho scelto il nuovissimo Bacon Clubhouse, ma subito dopo un tarlo mi si è infilato nel cervello. Sarò stato vittima anch’io del marketing? Qualche settimana fa, infatti, ha avuto un certo risalto la notizia della nuova hamburgheria aperta in pieno centro a Milano, nella quale si serviva solo uno specifico panino glamour, trendy chic, giusto per usare termini cari alla movida meneghina. Dopo un paio di giorni di grandi successi, stando a quanto riportato dai giornali, ecco la sorpresa: “E’ caduta l’insegna del Single Burger ed è spuntata un’enorme M gialla, proprio lei, quella di McDonald’s! E anche la parete che separava la sala dalla cucina è caduta e dietro c’era una classica cucina della famosa catena di fast food”. E il panino servito era proprio il Bacon Clubhouse, destinato al menu di tutti i McDonald’s. Un colpo di scena che ha spiazzato la clientela di alto rango, almeno stando alla testimonianza – non propriamente super partes – raccolta dalla stampa: quella del direttore marketing di McDonald’s Italia. “È stato sufficiente nascondere il marchio e mostrarci con un nuovo vestito per far parlare solo il gusto e la qualità degli ingredienti, lasciando in secondo piano i pregiudizi sulla marca. Questo esperimento ci ha confermato quello di cui siamo sempre stati convinti, ovvero che i nostri burger non hanno nulla da invidiare per ricetta e qualità a quelli serviti nei più accreditati ristoranti. E la cosa più bella è stata proprio vedere le persone coinvolte raccontare questa verità”. Una verità a senso unico, però. Infatti se incrociamo i contenuti degli articoli pubblicati sui vari media – tutti sulla stessa falsariga – e un’altra informazione molto più ricca di dati verificabili, ossia quella sulla retribuzione dei giornalisti, che in almeno una decina di testate nazionali ricevono meno di sei euro a pezzo, e che anche nei quotidiani più prestigiosi non raggiungono i venti euro lordi, ci troviamo di fronte a un altro scenario. E’ chiaro che, a queste condizioni, un cronista è costretto a diventare uno sfornatore seriale di articoli, se vuole campare, e non ha né tempo né modo di accertarsi se effettivamente i clienti gourmand dell’hamburgheria erano stati tratti in inganno oppure no, se avevano apprezzato o meno il gusto e la qualità, e neppure se erano effettivamente palati fini, o solamente consumatori di junk food. E la notizia viene diffusa solo dal punto di vista di McDonald’s e del suo efficace settore di comunicazione. Gli scienziati spiegano che per avere la certezza di un fatto, è necessario cercare non gli eventi che lo confermano, ma quelli che lo smentiscono. Infatti basta solo una controprova negativa a sfatarne mille positive. Ma se si cercano solamente queste ultime, si rischia di maturare convinzioni che non hanno alcun radicamento reale. In fondo, si chiama semplicemente spirito critico.

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