Editoriale Marzo 2016

Di Andrea Giansanti

L’idea di questo articolo me l’ha data un amico, mentre correvamo sul lungomare di Latina. Durante il tragitto, il mio compagno di corsa ragionava a voce alta sulle concessioni revocate agli stabilimenti balneari che insistono sul lato tra Capoportiere e Foce Verde: “E ora cosa succederà? Se a marzo revocano la licenza, gli operatori rischiano di perdere una stagione, e anche i cittadini e i turisti pagheranno le conseguenze con il venir meno dei servizi!”. La contestazione non era sulla revoca, derivante da un illecito degli operatori, ma sulla tempistica, che rischia di compromettere l’intero periodo estivo. Il commissario straordinario del Comune non poteva fare altrimenti, il tempo perché i gestori potessero effettuare i necessari adempimenti scadeva il 31 dicembre, solo a gennaio le forze dell’ordine hanno potuto verificare le irregolarità. Il problema è ora di programmazione: basta un giorno per licenziare un nuovo bando, un mese per effettuare le procedure di aggiudicazione, due settimane per verificare la regolarità dei procedimenti e degli atti. Anche ammesso che il tutto si concluda entro fine maggio, gli imprenditori subentranti saranno sicuramente in grado – e avranno tutto l’interesse – di essere operativi in una ventina di giorni. Mentre scrivevo queste righe, però, è arrivata la notizia dell’esonero dell’allenatore del Latina Calcio, Mario Somma. Qualche lettore si chiederà cosa c’entrino i due avvenimenti tra loro. La questione sta sempre nei tempi. Il 27 dicembre, dopo una sconfitta casalinga e avendo conquistato due punti nelle ultime cinque partite, il destino di Somma sembrava segnato. Tantopiù che si era alla vigilia della pausa invernale, con l’apertura della finestra di mercato: tre settimane a disposizione di un nuovo allenatore per rimettere in sesto la squadra, scegliendo anche le pedine da acquistare per integrare la rosa. E invece no, la dirigenza decise di confermare la fiducia a Somma, che alla ripresa sembrava galvanizzato da tre vittorie consecutive. Poi l’ennesimo passaggio a vuoto: due punti in quattro match, e l’addio. Peccato che stavolta il calendario preveda tre gare in otto giorni, e tutte con dirette avversarie per la salvezza. La prima è stata quella fatale al tecnico, ma affrontare le prossime due con una situazione precaria e un nuovo allenatore provvisorio, pare ancor più scriteriato che continuare a fidarsi del mister esonerato. Ecco, uno dei problemi atavici della nostra terra è la mancanza di una visione prospettica. Decisioni assunte nell’immediato senza pensare alle conseguenze nel medio-lungo periodo. Gli esempi sono tanti: gli abusi edilizi tollerati – specie sui Lepini – perché tutti potessero avere un’abitazione, ma che poi hanno finito per deturpare irrimediabilmente l’estetica di insediamenti storici, limitandone l’appeal turistico. La mancata gestione della transizione dei lavoratori dai campi alle fabbriche, che ha fatto scemare la propensione agricola del territorio e che, di fronte alla deindustrializzazione, non ha fornito un’adeguata risposta tramite un settore non delocalizzabile. Gli errori del passato servono per non commettere domani gli stessi sbagli. Dobbiamo guardare al futuro ma, a volte, gli esempi del presente non sono così lusinghieri.

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