Editoriale Novembre 2013

Ormai è chiaro e non servono molte statistiche per dimostrarlo. La crisi colpisce tutti ma in particolare i più giovani. Coloro che desiderano entrare nel mondo del lavoro al termine del proprio percorso scolastico o accademico trovano difficoltà enormi nell’inserirsi. Perché?I motivi sono davvero tanti. Il primo è che non c’è più il numero di aziende attive come dieci anni fa e quindi esistono molte meno possibilità di trovare un’occupazione. Il secondo motivo riguarda le dinamiche più strettamente occupazionali: nelle difficoltà un datore di lavoro (responsabile) è più propenso a tenere con sè un padre o una madre di famiglia più che un giovane che, peraltro, va istruito e seguito nella prima fase di inserimento. Gli unici posti disponibili per i ragazzi dai 15 ai 30 anni in cerca di occupazione sono i famosi stage. In realtà con questo termine si identifica una posizione lavorativa più vicina allo schiavismo che alla prima esperienza seria con il mondo del lavoro. Tanti giovani il lavoro neanche lo cercano più perchè scoraggiati da un mercato distorto e senza reali prospettive. Ma non è tutto da buttare: chi ha davvero voglia di rimettersi in gioco nonostante le prime “sconfitte” riesce nell’impresa. Ragazzi seri e preparati costituiscono imprese giovanili e tentano di farsi strada con coraggio e intraprendenza. Questa è la giusta strada da seguire.

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