Editoriale Novembre 2015 | Battaglie e geografia

LE BATTAGLIE E LA GEOGRAFIA

Il nostro Paese è alle prese con un rapido processo di riassetto del territorio. Verranno superate le attuali Province, sostituite con Enti di area vasta, che rimoduleranno il rapporto tra i cittadini e le istituzioni viciniori. Per tanti anni hanno tenuto banco le aspettative di aspiranti capoluoghi: quando nel 1968 fu istituita la Provincia di Pordenone, una delegazione di pratesi si recò sul Tagliamento per chiedere che la sigla della neonata istituzione fosse PN e non PO, al fine di non precludere le possibilità di Prato di divenire capoluogo, dal momento che le altre opzioni di abbreviazione per la città toscana non erano più disponibili. La missione ebbe successo, anche se la capitale dell’industria tessile dovette attendere quasi un quarto di secolo prima di sfoggiare il PO sulle targhe. L’area sud della provincia di Latina ha da sempre simili aspirazioni, del resto il Lazio è nato per creare una regione attorno a Roma, accorpando zone con storia e tradizioni diverse. Risale a una decina d’anni fa la proposta di legge con cui il comprensorio di Gaeta-Formia chiedeva di distaccarsi da Latina per costituire una nuova Provincia insieme a Sora-Cassino, ripristinando l’unione dei due circondari, entrambi un tempo sotto la giurisdizione provinciale campana di Terra di Lavoro. Forse proprio per questi trascorsi spesso si è percepita una cesura tra la pianura pontina e il sud della provincia, coi Monti Lepini che affacciano sulla prima e ad essa sono legati per interconnessioni storiche e flussi migratori. Pertanto, le notizie relative alla criminalità organizzata nel fondano o nel territorio costiero al confine con Caserta non sono state avvertite come afferenti alla propria comunità da chi vive tra Latina e Cori. Il capoluogo è stato teatro di diversi episodi che avrebbero dovuto rappresentare campanelli d’allarme di un sistema radicato, eppure sono stati sempre derubricati a fatti estemporanei o addirittura a bravate, secondo le definizioni estive di un assessore della giunta Di Giorgi. Stavolta non è così, nessuno può disconoscere l’esistenza di un meccanismo articolato e profondamente innestato in diversi settori. L’operazione “Don’t touch”, con 24 arresti e altre dieci persone indagate, ha sbattuto in faccia a tutti quello che molti non avevano voluto vedere. Intimidazioni a giornalisti, a giovani attivisti politici, connessioni coi livelli amministrativi e addirittura tre esponenti delle forze dell’ordine finiti anche loro dietro le sbarre. Corruzione, estorsione, usura, furti, una rete di aziende che agiva nell’illegalità: queste le contestazioni degli inquirenti, che moralmente devono far riflettere un’intera collettività. Se qualcuno, fino a ieri, ha pensato che quei 1500 chilometri quadrati tra la provincia di Roma, il parco del Circeo, Monte Giove e la Semprevisa non avessero nulla da spartire coi restanti 700 kmq della provincia di Latina, oggi dovrà prendere atto che i confini della storia sono stati superati da tempo. E che quindi la battaglia per la legalità va combattuta tutti insieme.

di Andrea Giansanti

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