Editoriale Ottobre 2011

L’uomo durante la sua esistenza ha sempre tentato di conoscere quali sono i propri limiti. L’essere umano è affascinato da questo sottile confine tra la vita e la morte. Compiere atti nel quale il proprio organismo è sotto costante stress per comprenderne le reazioni. Un procedimento studiato a fondo dalla psicologia moderna: la gestione della paura. Il progetto è di quelli ambiziosi ma chi meglio di Daniele Nardi può portaro avanti? Lo scalatore, ormai famoso a livello internazionale, ha calcato le vette più alte della terra in situazioni estreme e ora la sua esperienza diventa un caso di studio. Sapersi gestire, non cedere alla paura in situazioni limite molte volte diviene una salvezza. Lo è per un alpinista, lo è per tutti gli appassionati di sport estremi e lo è spesso anche nella vita comune. Saper mantenere la calma quando vedi la morte che ti sfiora è difficilissimo ma sovente l’unico metodo proprio per rimanere vivi. Lo ha confermato nel numero di settembre il sismologo Alessandro Amato: quando avvertiamo terremoti di medio-bassa entità la lucidità è l’unica arma vincente e ora l’esperienza indiana di Daniele Nardi, raccontata in questa pagine, ne è la riprova. I comportamenti del nostro corpo nei momenti di grande stress vengono studiati per essere trasferiti nelle attività lavorative quotidiane per migliorarne l’efficienza. È probabile che l’uomo non riesca mai a sconfiggere quell’infido e cinico sentimento rappresentato dalla paura ma può gestirne alcuni momenti per essere più consapevole della propria natura e conoscere di più quel sottile limite tra vita e morte.

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