Editoriale Ottobre 2013

Il punto critico è sempre il medesimo: se avessimo più rispetto per il prossimo e per la cosa pubblica tanti problemi peculiarmente italici sparirebbero. E invece ci troviamo a dover scegliere tra vandalismo, insicurezza, delinquenza e un poderoso sistema di video sorveglianza cittadino. Le telecamere sparse in città hanno dimostrato di essere poco utili come deterrente visto che i reati e i malcostumi quotidiani sono rimasti pressoché intatti ma hanno innegabilmente aiutato nella fase di indagine le forze di pubblica sicurezza. Quindi, che fare? Investire le pochissime risorse economiche a disposizione degli enti locali per un sistema di video sorveglianza cittadino oppure destinarle ad altro? Nel nostro comprensorio, sia Sezze che Cori, sono alle prese con tale dilemma. La tendenza generale, anche all’estero, è quella di creare un Grande Fratello perenne nel quale poco o nulla scappa all’occhio pubblico ma in questo contesto che valenza ha la famosa privacy, se è vero che ne disponiamo? Con le attuali tecnologie tutti sanno tutto di tutti e chiunque può essere localizzato in pochissimi secondi in qualunque parte del mondo. Il concetto di privacy e riservatezza al giorno d’oggi è stato completamente depotenziato e dunque non sarà questo a fermare le telecamere pubbliche. Solo un paio di fattori potranno accelerarne o frenarne la diffusione: la scarsità di denaro a disposizione e soprattutto le priorità politiche.

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